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Giorno della sicurezza sul lavoro, ma il numero delle vittime non scende

Norme, controlli e promesse non hanno aiutato a modificare la mattanza. Alla vigilia del 28 aprile, Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, l’Italia mantiene la costante infausta di 1.093 denunce mortali nel 2025, tre in più del 2024.

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27 Aprile 2026 - 23.14


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di Lorenzo Lazzeri

Domani, 28 aprile 2026, è la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. L’Oil (Organizzazione Internazionale del Lavoro) quest’anno vorrebbe mettere al centro dell’attenzione anche l’ambiente psicosociale, con stress, organizzazione, carichi e salute mentale, dentro il perimetro della prevenzione. In Italia, però, si continua a morire con lo stesso ritmo. Nel 2025 le denunce mortali all’Inail sono state 1.093, contro 1.090 nel 2024.

Il problema non è l’assenza di legge. Il D.lgs. 81/2008 impone valutazione dei rischi, formazione, sorveglianza sanitaria, dispositivi di protezione, responsabilità del datore di lavoro, ruoli per Rspp, Rls, preposti e medico competente. Il punto critico è l’effettività. DVR copiati, corsi ridotti a firma, subappalti lunghi, autonomi solo formalmente autonomi, ribassi che comprimono tempi e personale, manutenzioni rinviate, turni pesanti e cantieri mobili rendono la prevenzione più fragile proprio dove il rischio cresce.

Spesso sentiamo dire, “l’importante è che le carte siano in ordine”, perché la burocrazia apparentemente salva il datore di lavoro… Ma allora, chi tutela il lavoratore? Spesso vediamo personale lavorare in cantiere senza nemmeno seguire gli standard di sicurezza minimi, chi controlla? Chi punisce? Chi tutela? Il Decreto legislativo in effetti è ben scritto, se applicato correttamente non ci sarebbero grossi problemi. Il problema è che si spera che non accada mai nulla. Il lavoratore non è formato, non è informato, non sempre gli vengono forniti i dispositivi di protezione. Spesso le documentazioni arrivano tardi a lavori conclusi e servono solo per lasciare traccia che “la burocrazia è stata assolta” con la prevenzione che viene troppo spesso trattata come documento e non come un’organizzazione del lavoro.

Certo, si continua a morire, malgrado esistano organi di controllo, ma lavorano su un territorio produttivo enorme. La vigilanza sulla sicurezza è svolta da Asl competenti per territorio, Ispettorato nazionale del lavoro e Vigili del fuoco per le rispettive competenze; i Carabinieri per la tutela del lavoro operano funzionalmente con l’Inl. Nel 2024 il personale ispettivo complessivo indicato dal rapporto Inl era di 4.585 unità, con 3.160 ispettori civili Inl, 761 Inps, 182 Inail e 482 militari dell’Arma.

Nel 2024 gli accessi ispettivi di Inl, Inps, Inail e Carabinieri sono aumentati, arrivando a 158.069, con un incremento del 42% sull’anno precedente. Le ispezioni in materia di salute e sicurezza sono state 46.985. Il salto numerico conta, ma non basta se il controllo arriva dopo l’infortunio, se non intercetta la filiera reale dell’appalto o se la sanzione viene assorbita come costo d’impresa.

La novità più visibile è la patente a crediti per imprese e lavoratori autonomi nei cantieri temporanei o mobili, introdotta dal 1° ottobre 2024. Il sistema prevede rilascio digitale, punteggio, decurtazioni e possibile sospensione in caso di eventi gravi. È un tentativo di spostare la sicurezza dal controllo episodico alla qualificazione preventiva dell’impresa. Funzionerà solo se i crediti non resteranno una scheda amministrativa e se committenti, coordinatori e affidatari controlleranno davvero chi entra in cantiere.

Cosa non funziona, allora? Non una sola cosa. La catena degli appalti disperde responsabilità. La formazione misura presenze più che apprendimento. I controlli sono cresciuti, ma restano miserrimi rispetto alla massa delle aziende. Le morti oscillano intorno una costante di 1100 all’anno, perché la sicurezza entra dopo il prezzo, dopo la consegna, dopo la produttività e quando finalmente arriva… è dopo uno “spiacevole fatto” ed è sempre troppo tardi.

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