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Il sogno di Cobolli termina in finale: Zverev trionfa a Parigi, ma l’Italia del tennis si conferma una solida realtà

Nonostante l’eliminazione di Sinner avvenuta al primo turno, i risultati nel singolare maschile e nei doppi sono ancora una volta esaltanti.

Il sogno di Cobolli termina in finale: Zverev trionfa a Parigi, ma l’Italia del tennis si conferma una solida realtà
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7 Giugno 2026 - 20.35


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di Francesco Frati

La favola di Flavio Cobolli si è fermata soltanto all’ultimo atto. Nella finale del Roland Garros, il romano ha ceduto ad Alexander Zverev al termine di una battaglia durata cinque set, chiusa dal tedesco con il punteggio di 6-1 4-6 6-4 6-7 6-1. Una sconfitta che lascia inevitabilmente amarezza, ma che non cancella minimamente il valore di un torneo straordinario.

Cobolli affronta il primo set probabilmente con troppa tensione, cedendo due break al tedesco che chiude agilmente la pratica. Dal secondo set il romano gioca un tennis molto più sciolto, e come ogni finale, a fare la differenza sono i dettagli, che portano Flavio a conquistare il secondo set e a perdere il terzo. Nel quarto si arriva al tiè-break e Cobolli getta il cuore oltre l’ostacolo porta a casa il set recuperando un parziale di 3-1. Nel quinto però esce tutta la bravura del numero 3 al mondo, che compie 3 break al cospetto dell’italiano sempre più fuori dalla partita e che getta al vento una clamorosa occasione per recuperare un break sul punteggio di 0-3. 

Zverev pone così fine al digiuno di Slam, nel torneo in cui tutti lo davano per favorito viste le assenze di Sinner e Alcaraz, ma che si è dovuto comunque sudare fino all’ultimo punto.

Per Cobolli resta comunque una finale di un Major conquistata a soli ventiquattro anni e un risultato che segna definitivamente il suo ingresso nell’élite del tennis mondiale. A inizio torneo pochi avrebbero immaginato di vedere il romano giocarsi il titolo sul Philippe-Chatrier; oggi, nonostante la sconfitta, lascia Parigi con la consapevolezza di poter competere ai massimi livelli e con la certezza di rappresentare uno dei volti più promettenti del futuro del tennis tricolore. 

Con il Roland Garros il movimento tennistico italiano è ormai consapevole di rappresentare una realtà più che solida nel palcoscenico mondiale, in ogni categoria. In un torneo segnato dalla precoce eliminazione di Jannik Sinner, gli altri azzurri sono riusciti comunque a lasciare il segno: nel singolare ben 3 tennisti hanno raggiunto i quarti di finale (Berrettini, Arnaldi e Cobolli), nel doppio misto è arrivato il trionfo con Errani e Vavassori mentre nel doppio maschile l’ormai collaudata coppia Bolelli-Vavassori ha abdicato solo in semifinale.

Negli ultimi anni l’Italia ha costruito una profondità tecnica che non dipende più da un solo campione. Sinner resta il punto di riferimento assoluto, ma dietro di lui cresce una generazione capace di ottenere risultati importanti nei tornei più prestigiosi del mondo. La presenza costante di giocatori italiani nelle fasi finali degli Slam non è più una sorpresa, ma una conferma.

Resta però una riflessione che questo Roland Garros rende inevitabile. Tra il virus che ha fermato Arnaldi, costretto al ritiro ancora prima di scendere in campo in semifinale contro Cobolli, i problemi fisici accusati da Sinner e Berrettini, oltre ai numerosi infortuni che hanno colpito diversi protagonisti del circuito, torna al centro del dibattito la programmazione sempre più intensa del calendario tennistico. I giocatori sono chiamati a competere quasi senza soste per gran parte dell’anno, passando rapidamente da una superficie all’altra e affrontando condizioni climatiche spesso estreme. Un ritmo che aumenta inevitabilmente il rischio di malesseri, affaticamenti e infortuni.

Parigi ricorda quanto il tennis moderno sia spettacolare ma anche logorante rendendo ancora una volta chiaro quanto sia necessario trovare un equilibrio tra esigenze dello spettacolo e tutela degli atleti.

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