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Generali-Mps, la partita che può rassicurare il territorio

L’offerta su Banca Generali apre a un possibile nuovo asse industriale tra Trieste e la città del Palio. Dalla bancassurance con Mps alla partnership già esistente con Crédit Agricole, fino agli equilibri azionari che possono portare Delfin e Caltagirone per la prima volta davanti a Mediobanca. E per Siena, almeno per ora, può essere una via d’uscita alle preoccupazioni sul futuro del Monte.

Generali-Mps, la partita che può rassicurare il territorio
Philippe Donnet, Olivier Giralda, Luigi Lo Vaglio
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Marcello Cecconi Modifica articolo

28 Agosto 2026 - 11.49


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Il Cda di Generali ha esaminato ieri l’offerta di Mps su Banca Generali e ha deciso di avviare un esame approfondito delle sue implicazioni commerciali, economiche e di valore. Una formula prudente, ma nella nota del Leone c’è un passaggio che pesa. “La proposta di Mps -scrive Generali- prospetta una più ampia collaborazione industriale per sviluppare nuove opportunità di crescita in aree strategiche per entrambi i gruppi”.

Ed è proprio qui che la partita su Banca Generali può trasformarsi in qualcosa di molto più grande di una semplice operazione sul risparmio gestito. Perché tra Siena e Trieste esiste già un possibile terreno industriale: la bancassurance. L’accordo tra Mps e Axa, che dura dal 2007 e riguarda vita, danni e previdenza complementare, è in scadenza nel 2027. Generali, del resto, aveva già messo sul tavolo la propria candidatura. Lo scorso marzo Philippe Donnet aveva indicato il Leone come possibile sostituto di Axa, parlando della possibilità di “rimpatriare” il risparmio degli italiani affidato all’estero. Anche Luigi Lovaglio aveva lasciato aperta per la prima volta questa prospettiva.

Se dunque Mps riuscisse a rilevare Banca Generali, l’operazione potrebbe costruire un asse molto più articolato. Da una parte il risparmio gestito, con Generali che entrerebbe nel perimetro azionario della nuova banca (con Bpm incorporata) attraverso le azioni ricevute e dall’altra la bancassurance, con il Leone potenzialmente chiamato a prendere il posto di Axa nella rete Mps. È un incastro industriale che dà un significato concreto a quella “più ampia collaborazione” evocata ieri dal Cda e che potrebbe rendere più complicato l’offerta di Banca Intesa/Unipol.

Se l’operazione andasse a buon fine, Mps uscirebbe dalla stagione delle grandi manovre con una prospettiva di crescita e di rafforzamento che potrebbe, almeno per ora, allontanare le preoccupazioni del territorio e delle istituzioni locali sulla permanenza a Siena del baricentro della banca. Un gruppo più grande, con Banca Generali nel perimetro e nuove partnership industriali, renderebbe infatti più difficile immaginare un ridimensionamento del ruolo della città. Per Siena sarebbe una garanzia soprattutto politica e simbolica. Non la certezza che il futuro del Monte resti immutato, ma la possibilità di affrontare la nuova fase da protagonista, anziché da spettatrice.

C’è poi un paradosso francese che potrebbe trasformarsi in un’opportunità per la positiva conclusione della doppia offerta di Lo Vaglio. Generali e Crédit Agricole non sono estranei in quanto in Francia condividono già una joint venture, nata attorno a Europ Assistance France e Viavita, prova che tra i due gruppi esiste una storia di collaborazione industriale. Finora, però, Crédit Agricole ha guardato con freddezza al progetto Mps. Forte di una quota vicina al 30% in Banco Bpm, è rimasto silenzioso anche di fronte all’ultima offerta di Siena, dopo aver già bocciato l’ipotesi di fusione perché non vedeva valore sufficiente per gli azionisti di Piazza Meda. E il mercato gli ha dato un argomento perché a differenza dell’Ops su Banca Generali, che incorpora un premio del 10%, quella su Banco Bpm è stata costruita sostanzialmente senza premio.

Eppure l’eventuale sì di Generali potrebbe cambiare il quadro. Se dall’operazione nascesse un asse industriale tra il Leone e Mps, dalla bancassurance, con la possibile sostituzione di Axa alla scadenza dell’accordo nel 2027, fino alla gestione patrimoniale, anche Crédit Agricole potrebbe trovarsi davanti a quei vantaggi industriali che finora non ha riconosciuto nell’offerta per Bpm. A quel punto la partita non riguarderebbe più soltanto il prezzo dell’offerta, ma il disegno di un nuovo equilibrio italo-francese nel credito e nelle assicurazioni con buona pace di una parte della maggioranza governativa che non vede di buon occhio il cerchio che si allarga fino a Parigi.

Ma la vera posta in gioco resta la governance di Generali. Accettare l’offerta significherebbe infatti trasformare una partecipazione strategica come Banca Generali in una posizione azionaria nel nuovo gruppo Mps. E, soprattutto, potrebbe contribuire a ridisegnare gli equilibri del capitale del Leone, fino al possibile storico sorpasso di Delfin e Caltagirone su Mediobanca in quanto la partecipazione dell’ex banca di Cuccia in Generali si ridurrebbe del 4,5% (dal 13,2% all’8,7%) per ottenere la liquidità che serve per premiare gli azionisti di Banca Generali.

È questo il punto che rende la partita potenzialmente epocale. Per decenni Mediobanca è stata il baricentro del sistema Generali, il grande snodo del capitalismo finanziario italiano. Oggi quell’ordine è già profondamente cambiato con Mps che ha acquisito Mediobanca e Delfin e Caltagirone che sono diventati protagonisti sempre più pesanti nella compagine del Leone. L’offerta su Banca Generali può quindi essere il tassello che completa il ribaltamento. Non soltanto perché cambia gli azionisti, ma perché potrebbe creare un rapporto industriale diretto fra Mps e Generali proprio mentre la banca senese ridisegna il proprio futuro.

La “farfalla irraggiungibile” della finanza italiana rischia così di cambiare pelle. Non perderebbe necessariamente la propria indipendenza né la propria forza industriale, ma cambierebbe il suo centro di gravità. Da simbolo della stabilità del capitalismo triestino, Generali potrebbe diventare il cuore di un nuovo equilibrio finanziario italiano, nel quale assicurazione, banca e risparmio gestito tornano a intrecciarsi e nel quale il vecchio asse Mediobanca-Leone lascia definitivamente spazio a un campo molto più affollato e anche più contendibile.

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