La calda estate di MPS e delle banche italiane | Culture
Top

La calda estate di MPS e delle banche italiane

Stando ai giornali sembra compiere passi in avanti l’intesa dell’Istituto senese con BPM. L’altalena delle borse. Intesa Sanpaolo fa finta di rimanere alla finestra ma in realtà tesse una ragnatela di incontri. Un intrigo internazionale. In Agosto riunioni che potrebbero risultare decisive.

La calda estate di MPS e delle banche italiane
Preroll

RedazioneOLTREilponte Modifica articolo

29 Luglio 2026 - 13.31 Oltreilponte


ATF

di Francesco Tunda 

A che punto sono le complesse vicende del risiko bancario che vede al centro il Monte dei Paschi di Siena? Gli incontri più o meno ufficiali si susseguono, sono stati messi in piedi molti tavoli ma nulla di certo è dato sapere. E’ la grande finanza, signori, oscura per natura, e ai cittadini è dato conoscere poco se non quello che apprendono dai giornali che sono costretti, per mestiere, ad usare il periscopio per scoprire qualche gesto o qualche fatto nuovo. E a loro ci affidiamo nel cercar di capire, e far capire ai nostri “mille lettori” come stiano andando le cose. 

Partiamo da una delle fonti più informate dove gli errori di valutazione possono costar caro, soprattutto agli azionisti, TeleBorsa. Ieri, 28 luglio, scriveva che gli “advisor di Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM sarebbero in trattative su una possibile fusione tra pari, strutturata come mix di azioni e cassa, quale alternativa all’offerta da 35 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo su MPS”. La fonte alla quale TeleBorsa si rifà è quella dell’autorevole “Bloomberg” che spiega come la struttura allo studio lascerebbe agli azionisti una proprietà che riflette ampiamente le attuali valutazioni delle due banche, con l’aggiunta di una componente cash – attraverso la distribuzione di un dividendo straordinario prima del perfezionamento dell’operazione, secondo Milano Finanza – per gli investitori MPS.

L’operazione, come si capisce, è assai complicata e quindi, sempre stando alle fonti citate, la complessità dell’operazione richiedere  tempi mediamente lunghi: “ potrebbero servire alcune settimane prima di arrivare a una proposta definitiva. Una fusione permetterebbe di preservare Monte Paschi come istituto indipendente senza smembrarlo, creando al contempo un terzo grande gruppo bancario in grado di competere con Intesa e UniCredit”. Questa è la grande posta un gioco. Se infatti prevalesse l’offerta, Intesa ha già fatto sapere che cederebbe gran parte della rete di sportelli di MPS. Anche un accordo tra MPS e BPM includerebbe – anche questo è stato più volte spiegato – probabilmente la cessione di alcuni sportelli della nuova entità, ma solo, però, per rispondere ai rilievi antitrust.

Come può il Monte dei Paschi di Siena finanziare questa operazione ? Come trovare i fondi per far fronte  al nuovo accordo? Milano Finanza, altra testata rilevante nel campo dell’informazione finanziaria, ha fatto notare che il MPS può fare leva su un eccesso di capitale da 3,3 miliardi (dato di fine 2025) ma anche sulla monetizzazione del 13,3% di Generali. Di mezzo ci si può mettere Credit Agricole, la banca francese, che è il primo azionista della banca italiana, con una quota salita a circa il 30%. E’ evidente che molto rilevante potrà risultare il comportamento del Consiglio di Amministrazione.

Sul corriere.it è Stefano Righi a tentare di fare il punto sulla trattativa in corso spiegando che “Unicredit rimane alla finestra sulle vicende senesi ma decisiva potrà essere la forte presenza del Crédit Agricole nel capitale”. Il Corriere descrive così le manovre di avvicinamento di Intesa Sanpaolo a Siena: “ Telefonate, incontri, pranzi. Nicoletta Fabio, sindaco di Siena, ha replicato scrivendo la settimana scorsa al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al presidente del Garante della Concorrenza e al presidente della Consob, per evidenziare i pericoli che l’offerta pubblica di acquisto e scambio annunciata l’8 giugno scorso da Intesa sul Monte dei Paschi rappresenta per la banca, per la città, per fino per la regione, essendo Mps uno dei maggiori datori di lavoro in Toscana”.
A Milano in azione ci sono già nugoli di avvocati e di consiglieri strategici al lavoro “per individuare una possibile alternativa, una via di fuga che consenta al Monte di sfuggire alla presa di Intesa. E tutti concordano sulla direzione. A Roma, il 15 luglio, all’assemblea dell’Abi, Luigi Lovaglio e Giuseppe Castagna sono stati seduti spalla a spalla. Davanti a loro Carlo Messina, ceo di Intesa, alla loro destra, Gianni Franco Papa, amministratore delegato di Bper Banca. Vista la scena dall’alto, sembrava una specie di accerchiamento. Lovaglio e Castagna si sono guardati negli occhi e, nei giorni scorsi, hanno iniziato a parlare”.

Unicredit sembra  voler sfuggire, almeno in apparenza, all’affaire MPS. Andrea Orcel, amministratore delegato di Unicredit, pare infatti – stando a quanto scrive il Corriere –  essersi chiamato fuori dalla partita di risiko bancario che si sta giocando in Italia: pur rimanendo «osservatori attivi», come è normale sia per una banca orgogliosa delle radici italiane, ma che al contempo ha una forte proiezione paneuropea che oggi la caratterizza, specie dopo il successo dell’offerta pubblica di scambio sulla tedesca Commerzbank. Oggi il focus di Unicredit è in Germania, dove ha investito 22 miliardi. Dell’Italia, di sicuro è interessante tutto quello che accade a Trieste e quindi le quote azionarie in Assicurazioni Generali.

La vicenda va oltre le porte della cinta senese e ben oltre anche i voleri della politica romana. L’affare ha un dimensione internazionale con la Francia interessata per il ruolo che può giocare Crédite Agricole in Italia e con la Germania che ormai ritiene che quella con Banca Intesa sia una risorsa strategica.

Guardiamo al calendario e alle relative scadenze. Proprio oggi, mercoledì 29 luglio, si riunisce il consiglio di amministrazione di Intesa per approvare i risultati dei primi sei mesi dell’anno. Domani, 30 luglio, i soci di Unipol si riuniranno in assemblea per approvare l’aumento di capitale da 2,5 miliardi di euro al servizio della possibile operazione di acquisto degli sportelli ex Mps proprio dal gruppo Intesa. Mentre la prossima settimana è prevista un’altra tornata di riunioni dei cda per approvare i resoconti semestrali: mercoledì 5 sarà il turno di Bper Banca e di Banco Bpm, giovedì 6 del Monte dei Paschi. Entro il giorno successivo, venerdì 7, se il pensiero stupendo di Lovaglio e Castagna è destinato a diventare qualcosa di più concreto dovrà essere reso noto. La pur breve pausa estiva sarà infatti uno spartiacque sul fronte del risiko, con i soci di Intesa già pronti a riunirsi in assemblea il 10 settembre per dare il via all’offerta per il Monte.

“Sono dunque giornate – scrive ancora il Corriere – di lavoro febbrile a Milano. Mps e Banco Bpm sono vicine a una strettoia. L’estate si presenta torrida dalle parti di Piazza Affari, dove già da ieri i titoli bancari sono in altalena. D’altra parte è l’intero Paese a fare i conti con un caldo record. In questo clima, il Monte sale dell’1% a 11,9 euro insieme a Mediobanca che guadagna l’1% a 28,4 euro. Piazza Meda è più marginale a +0,25% a 15,8 euro. Ca’de Sass registra invece un +0,49% a 6,53 euro. Tra gli altri, Unicredit sale dello 0,5% a 82,15 euro mentre Bper cede lo 0,27% a 13,9 euro.”

I tempi sono dettati anche da queste cifre, da questa altalena dei titoli in borsa, oltre che dalla volontà degli amministratori delegati di Mps, Luigi Lovaglio e di Banco Bpm, Giuseppe Castagna. A volte sembra che la loro scelta faccia passi in avanti; altre volte sembra rallentare se non bloccarsi. 

Per ora in agenda restano i cda per le semestrali del Banco e di Mps, il 5 e il 6 agosto mentre sullo sfondo rimbalzerebbe anche una accelerazione, nelle intenzioni del governo, sulla vendita della quota detenuta in Mps (4,86% sulla base del numero corrente di azioni) già nel corso del mese agosto. Ed è proprio su questo punto che il Presidente della Regione, Giani è intervenuto nei giorni scorsi affermando che sarebbe molto grave se il Governo nazionale decidesse di tirarsi fuori da una delle poche banche realmente radicate nel territorio e quindi possono assolvere ancora un ruolo di difesa degli interessi pubblici nel perverso gioco della finanza internazionale. 

Native

Articoli correlati