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Luciano Spalletti: “Per migliorare ci vuole tempo”

L’intervista all’allenatore della Nazionale italiana che ha preso in mano la squadra dopo l’ex CT Mancini.

Luciano Spalletti: “Per migliorare ci vuole tempo”
In foto Spalletti
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8 Gennaio 2024 - 13.52


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Questa è una delle esercitazioni svolte dalle studentesse e dagli studenti che stanno frequentando il laboratorio di giornalismo, tenuto dal Professore Maurizio Boldrini. Sono da considerarsi, per l’appunto, come esercitazioni e non come veri articoli.

di Matteo Lauri

Come si sente in seguito alla qualificazione centrata agli Europei del 2024?

Sicuramente era un obbiettivo da centrare in ogni modo. L’Italia, essendo campione in carica, non poteva in nessun modo mancare a questo appuntamento e ce l’abbiamo fatta. Già negli ultimi anni la nazionale ha saltato importantissime manifestazioni, come gli ultimi due mondiali, e non potevamo permetterci di non essere al prossimo europeo.

La situazione sembrava complicata, come ha reagito la squadra di fronte alle difficoltà?

La situazione di classifica del girone di qualificazione sicuramente non era delle migliori, soprattutto in seguito al pareggio con la Macedonia del nord. Tuttavia, io ho sempre avuto grande fiducia nel gruppo, nei ragazzi, e nel team che lavora dietro le quinte per la nazionale. Ho sempre saputo di avere un gruppo di qualità, che se messo nelle giuste condizioni, sarà in grado di fare buone cose.

Cosa pensa che serva a questa squadra per migliorare?

Sono convinto che la squadra abbia bisogno di tempo. L’impronta che l’ex CT Mancini ha dato è sicuramente forte, e nonostante l’idea tattica sia simile, ci vorrà ancora del tempo prima che i giocatori interiorizzino le mie richieste ed il mio modo di giocare. Il cambiamento presuppone sempre un periodo di transizione, che può essere più o meno lungo. Roberto Mancini, nel corso della sua lunga panchina in nazionale, ha realizzato grandissime cose; ha dato una chiara idea di calcio alla squadra, ha promosso un calcio offensivo, propositivo e anche bello da vedere, oltre ad aver raggiunto un risultato incredibile come la vittoria dell’ultimo europeo nel 2021. Comunque, voglio ribadire che il gruppo di calciatori ha buone qualità, con alcuni già affermati come Barella, Tonali e Jorginho e con altri giovani con un ottimo prospetto futuro come Fagioli, Miretti e Gnoto. Ho grande fiducia in questo gruppo e so che mi verrà ripagata.

Con quale mentalità l’Italia arriverà agli Europei 2024?
L’Italia è la squadra campione in carica, e questo comporta che faremo tutto il possibile per difendere il titolo. Ovviamente non sarà cosa facile, considerando anche il fatto che avremo molto probabilmente un sorteggio complicato, visto che l’Italia si è qualificata in ultima fascia. Nonostante tutte le avversità che incontreremo, abbiamo l’obbligo di vedercela a viso aperto con tutti. Sicuramente ci sono squadre molto forti e forse più attrezzate come Francia, Spagna ed Inghilterra, ma faremo tutto ciò che possiamo.

Molti hanno considerato la sua chiamata come ottima in linea di continuità con la precedente gestione di Roberto Mancini, lei cosa ne pensa?

Ogni allenatore ha i propri metodi e le proprie convinzioni. Sicuramente ci sarà continuità per ciò che riguarda il modulo, ma Roberto ha dato alla squadra un’identità chiara. All’ultimo Europeo ha fatto qualcosa di straordinario, che non verrà dimenticato facilmente e sarà molto difficile eguagliare i suoi risultati.

Facendo un passo indietro, come sono stati questi primi mesi come CT della nazionale?

Sono stati dei mesi incredibili. Poter allenare la nazionale, oltre ad essere un grandissimo onore, è una dura sfida. Rappresentare tutti gli italiani è una grande responsabilità, ma è una cosa bellissima. È una sfida estremamente stimolante e un allenatore italiano, di fronte alla chiamata della nazionale, non può che accettare umilmente la sfida e lavorare al massimo delle proprie potenzialità.

Quanto è diverso allenare una nazionale rispetto alle sue precedenti esperienze?

Nella mia carriera è la prima volta che intraprendo un’esperienza del genere. È una cosa completamente diversa; mentre nelle squadre di club si ha un rapporto giornaliero con i propri giocatori e con lo staff, in nazionale è tutto molto più concentrato in pochi giorni. La mia abitudine era quella di vedere i giocatori tutti i giorni, poter lavorare frequentemente insieme e vedere progressi quotidianamente. In nazionale tutto viene compresso nei pochi giorni concessi durante lo svolgimento del campionato; si deve riuscire a trovare una quadra rapidamente, e trasmettere la propria idea di calcio in maniera veloce e chiara. Tuttavia, nonostante veda i giocatori in periodi brevi durante l’anno, il lavoro con lo staff è quotidiano, e cerchiamo di operare per poter mettere i giocator nelle condizioni migliori di esprimere le proprie qualità.

Quanto è stata importante la vittoria dello scudetto dello scorso anno per la sua maturazione calcistica e umana?

L’anno scorso è stato straordinario, a Napoli credo di aver raggiunto il punto più alto della mia carriera. L’alchimia che si era andata a creare era incredibile; l’unione tra la squadra, la dirigenza ed i tifosi era unico. Sicuramente la mia esperienza a Napoli è stata di fondamentale importanza; mi ha permesso di crescere molto come uomo ma soprattutto come allenatore. Siamo riusciti ad imporre il nostro gioco e a dominare la Serie A, nonostante partissimo in ombra rispetto ad altre squadre, una su tutte l’Inter che poi ha raggiunto la finale di Champions League. Cercherò sicuramente di trasmettere la voglia di vincere e l’unione di intenti che ho percepito a Napoli sulla nazionale, pur sapendo che è una cosa difficilissima da poter replicare.

Che messaggio vuole trasmettere agli italiani che sostengono la nazionale?

Voglio ringraziarli per tutto l’amore e la passione che ad ogni partita ci trasmettono. Voglio anche rassicurarli sul fatto che in FIGC ci sono persone competenti che lavorano quotidianamente per permettere alla squadra di poter operare nelle migliori condizioni. All’interno della federazione c’è unità di intenti e si cerca di fare tutto il possibile per il bene della nazionale. La squadra, merito anche del lavoro svolto da Mancini e Gianluca Vialli, forma un gruppo unito e coeso e cercherà in ogni modo possibile di difendere il titolo ai prossimi Europei. Tuttavia avremo bisogno di tutta la passione ed il sostegno che da sempre accompagna la nazionale.

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