Che cosa ci stanno dicendo le balene? E come possiamo essere certi di averlo capito davvero? A queste domande proverà a rispondere, tra scienza e comunicazione, il nuovo Laboratorio di Comunicazione Multispecie dell’Università di Siena, insegnamento obbligatorio per tutti gli studenti del primo anno della laurea magistrale in Strategie e Tecniche della Comunicazione.
Il laboratorio prenderà il via nel primo semestre dell’anno accademico 2026-2027 e porterà al centro dell’aula un tema ancora poco esplorato nei percorsi universitari dedicati alla comunicazione: i segnali attraverso cui piante, animali ed ecosistemi interagiscono e il modo in cui gli esseri umani possono osservarli, interpretarli e raccontarli.
La prima lezione, in programma lunedì 23 novembre alle 16.15 nell’aula 356 del complesso universitario San Niccolò, avrà un titolo che è già una domanda: «Chi parla per le balene? Tre modi di far parlare gli animali».
L’iniziativa si inserisce nella tradizione del corso senese, tra i primi in Italia a occuparsi di comunicazione fin dal 1992, e rappresenta una novità nel panorama accademico nazionale: secondo l’Università di Siena, si tratta del primo insegnamento dedicato alla comunicazione tra viventi non umani inserito in un corso di laurea in comunicazione italiano.
Per quasi un secolo, gli studi sulla comunicazione hanno concentrato l’attenzione soprattutto sugli esseri umani. Più recentemente, il campo si è esteso alle interazioni tra persone e macchine. Il laboratorio senese compie un ulteriore passo e allarga lo sguardo al resto del vivente.
Un esempio arriva dal mondo vegetale. Quando un’artemisia viene attaccata dagli insetti, può rilasciare nell’ambiente composti volatili capaci di indurre le piante vicine a rafforzare le proprie difese. Nel mare, invece, i capodogli comunicano attraverso sequenze di click, i cosiddetti codas, che diversi gruppi di ricerca stanno cercando di analizzare anche attraverso sistemi di intelligenza artificiale. Ma c’è un altro elemento che entra in gioco: il rumore prodotto dalle navi può interferire con i richiami utilizzati da molti cetacei, modificando l’ambiente acustico nel quale avviene la comunicazione.
“Ciò che condividiamo con le creature viventi non umane non è la corporeità […] ma il fatto che viviamo tutti con e attraverso i segni – spiega Tiziano Bonini, sociologo della comunicazione e coordinatore del laboratorio. – In un pianeta che brucia, renderci conto che noi esseri umani non siamo eccezionali, cioè attribuire un significato non è una qualità esclusiva degli esseri umani, diventa una competenza professionale e civile per chi farà comunicazione ambientale, giornalismo scientifico o politiche pubbliche. Significa anche accettare un ridimensionamento: siamo una specie comunicante tra molte altre, e forse nemmeno la più attenta”.
Il programma del laboratorio attraverserà diverse discipline: dalla chimica della comunicazione vegetale alla bioacustica marina, dalla semiotica degli immaginari multispecie al more-than-human design. L’obiettivo è fornire agli studenti strumenti per muoversi in un campo nel quale il confine tra osservazione scientifica, interpretazione e proiezione umana può diventare particolarmente sottile.
Emblematico è il caso di Hans, il celebre cavallo che all’inizio del Novecento sembrava essere in grado di risolvere complessi problemi di calcolo. Nel 1907 lo psicologo Oskar Pfungst dimostrò però che l’animale reagiva a impercettibili segnali involontari provenienti dalle persone che lo interrogavano. Una storia che, a distanza di oltre un secolo, conserva una lezione attuale: prima di affermare che una macchina ha “tradotto” il linguaggio di una balena, occorre chiedersi quanto di quella traduzione appartenga realmente all’animale e quanto, invece, alle aspettative di chi lo osserva.
Alle lezioni e ai seminari parteciperanno studiosi provenienti da ambiti differenti. Oltre a Tiziano Bonini, interverranno Giampiero Cai, botanico dell’Università di Siena; Letizia Marsili, ecologa dell’Università di Siena; Giulia Parovel, psicologa della percezione; Tarcisio Lancioni e Beatrice Vanacore, semiologi rispettivamente dell’Università di Siena e dell’Università di Palermo; e Patrizia Marti, designer dell’Università di Siena.
Dalle piante ai cetacei, dunque, il laboratorio prova a spostare la domanda fondamentale della comunicazione: non soltanto chi parla con chi, ma anche chi sta comunicando con chi, attraverso quali segni e quanto siamo capaci di ascoltare senza sovrapporre al messaggio dell’altro il nostro.