di Simone Marrucci
Le recenti nozze di Damiano David e Dove Cameron a Montalcino sono apparse come la versione “alla vaccinara” di quelle pompose di Jeff Bezos a Venezia, lo scorso anno.
Più modestamente il sindaco, senatore Silvio Franceschelli, ha celebrato con piacere il matrimonio civile; la festa è proseguita a Castiglion del Bosco, ribattezzata significativamente “Castiglion del Borgo” (lapsus freudiano) in un reel della Rai su Facebook.
Lo stesso sindaco, in collegamento con La volta buona, programma pomeridiano, leggerissimo, di Rai 1, ha parlato del paese (o meglio, città, grazie a una bolla di Pio II) e della vendemmia con il tono tranquillo di chi non deve scoprire Montalcino insieme alla televisione.
Caterina Balivo gli ha fatto notare che nella sua “città” si era tenuto un «evento internazionale» e lo ha invitato a mostrarsene più contento; in studio si è riso quando il primo cittadino ha richiamato la vendemmia che pure, con tutto il rispetto di un cantante tatuato, quando si parla di Brunello non è un’occupazione secondaria. Poi la conduttrice ha precisato che non intendevano prenderlo in giro, peggiorando la situazione, fino all’ilarità generale che si è creata nello studio.
Non serve giudicare le intenzioni di nessuno per riconoscere la scena: alla cronaca mondana occorreva un interlocutore stupito, e il Franceschelli non lo era abbastanza. È questa la sottile sanzione dell’ospitalità spettacolare. Il rappresentante di un paese (non borgo!) o città che non si dichiara onorato nella misura attesa può apparire presuntuoso, provinciale al contrario, persino guastafeste: non ha capito che cosa dovrebbe contare, proprio perché continua a parlare di ciò che conta per chi vive lì, e in assoluto.
Eppure, il sindaco è apparso equilibrato: non ha opposto la vendemmia agli sposi, né ha sminuito la loro scelta. Ha tenuto insieme la gioia di accoglierli, il lavoro dell’ospitalità e la consapevolezza di un territorio che aveva già un nome nel mondo. Dire di essere abituati a ricevere ospiti noti non è una vanteria, se serve a evitare la parte assegnata al piccolo Comune improvvisamente illuminato da una visita. La pacatezza, qui, è una forma di precisione.
Una punta d’ironia potrebbe venire dal ritornello della più nota canzone cantata da Damiano, Zitti e buoni: «Sono fuori di testa, ma diverso da loro». Non dice, da solo, nulla sul valore della musica dei Måneskin; dice abbastanza sulla facilità con cui una frase famosa e al tempo stesso assai leggera attraversa lo schermo, raggiunge milioni di persone con grande rapidità ed efficacia, mentre secoli di storia locale e il lavoro necessario a produrre il Brunello hanno bisogno di tempo (e cultura) per essere compresi. Sarebbe assurdo mettere in gara la musica leggera e un vino, o pretendere che un programma di intrattenimento diventi una lezione di storia.
Più ragionevole è chiedere che una televisione pubblica non tratti, come fuori tema, la risposta di chi rappresenta il luogo in cui la notizia è accaduta. L’ospite illustre è parte della vicenda di Montalcino, non il metro che ne rivela finalmente l’importanza. Sono altri i «fuori di testa».