La Gen Z rifiuta l’idea di vivere la salute come un tema occasionale. Per i giovani italiani di età compresa tra i 22-30 anni, il benessere è un vero e proprio percorso di costruzione personale.
Questo è quanto fotografa la ricerca Gen Z Health & Wellness, condotta da Ipsos Doza per Weber Shandwick Italia, che smentisce lo stereotipo di una generazione schiacciata solo sul presente: al contrario, nei giovani emerge un forte bisogno di orientamento, controllo e pianificazione. Quasi un giovane su due interpreta oggi la cura di sè come una responsabilità verso il domani e concepisce il benessere secondo un approccio olistico, dove la salute mentale si colloca al primo posto con il 26% delle preferenze, superando persino il semplice dato biologico dell’assenza di malattie.
All’interno di questa popolazione giovanile si delineano tre profili ben distinti: un 23% di ragazzi “Coinvolti”, che hanno già trasformato il benessere in un abitudine quotidiana, una maggioranza del 60% definita “Aspirazionale”, caratterizzata da un forte interesse che tuttavia fatica a tradursi in comportamenti concreti, e un 17% di “Distaccati”, estranei a routine strutturate. Questa propensione al benessere si riflette chiaramente anche nelle scelte di acquisto alimentari, guidate in primo luogo dalla qualità degli ingredienti e dal prezzo, seguiti da gusto e benefici funzionali, con un 70% degli intervistati che si dichiara fortemente influenzato dal fattore Made in Italy.
In un contesto in cui quasi sette giovani su dieci si informano con continuità su questi temi, la vera rivoluzione riguarda le modalità con cui si sostituisce la conoscenza e si accorda la fiducia. Sebbene il medico e lo specialista rimangono il punto di riferimento più autorevole per il 46% dei ragazzi, il percorso informativo è diventato ormai completamente ibrido. I motori di ricerca e le principali piattaforme social sono entrati stabilmente nel processo conoscitivo, affiancati da una presenza sempre più pervasiva dell’intelligenza artificiale: il 30% dei giovani utilizza infatti strumenti come ChatGPT per approfondire dubbi legati alla salute e ben uno su cinque lo considera la prima risorsa a cui rivolgersi in caso di necessità.
Questo scenario digitale non si traduce tuttavia in una credulità indistinta. Sui social media la credibilità della fonte pesa decisamente di più del canale utilizzato: la Gen Z accorda valore e fiducia quasi esclusivamente ai professionisti della salute come medici, nutrizionisti e farmacisti, lasciando agli influencer generalisti un ruolo del tutto marginale nelle proprie decisioni. mergono così le grandi sfide di questa generazione, stretta tra il desiderio di cura e la difficoltà di trasformare le intenzioni in azioni, ma anche tra la facilità di accesso alle informazioni e la necessità di orientarsi tra una mole enorme di contenuti. In questo contesto, il compito prioritario per brand e istituzioni diventa quello di superare la semplice comunicazione quantitativa per assumere un ruolo d’orientamento, fornendo ai giovani strumenti credibili e pertinenti per guidarli verso scelte consapevoli.