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Alla Galleria dell’Accademia di Firenze due tavole restaurate del Maestro del 1416

Fino al 14 marzo 2027 esposte la "Madonna con Bambino e i santi Pietro, Antonio abate, Giuliano e Giovanni Battista" e la "Madonna con Bambino e otto angeli"

Alla Galleria dell’Accademia di Firenze due tavole restaurate del Maestro del 1416
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7 Ottobre 2026 - 17.18


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Due opere del Maestro del 1416 tornano visibili al pubblico alla Galleria dell’Accademia di Firenze dopo importanti interventi di restauro. Le tavole, riunite nelle sale del primo piano fino al 14 marzo 2027, sono protagoniste di una nuova tappa del progetto Opere restaurate in esposizione, promosso dalla Galleria dell’Accademia di Firenze e dai Musei del Bargello per accompagnare la restituzione delle opere con un approfondimento sulle loro vicende conservative e sulle indagini condotte durante i lavori.

Al centro dell’esposizione sono la Madonna con Bambino e i santi Pietro, Antonio abate, Giuliano e Giovanni Battista e la Madonna con Bambino e otto angeli, presentate una accanto all’altra per consentire un confronto tra linguaggi, soluzioni formali e tecniche pittoriche dell’artista attivo a Firenze nel primo Quattrocento. Il primo dipinto è particolarmente importante per l’identificazione convenzionale del pittore: sulla base della tavola compare infatti la data «MCCCCXVI d’agosto», dalla quale deriva il nome con cui il maestro è conosciuto dagli studiosi.

L’opera, probabilmente commissionata da una corporazione fiorentina, presenta una composizione ancora legata alla tradizione precedente, affiancata però da elementi che mostrano l’apertura verso il Gotico internazionale e, in particolare, verso la cultura figurativa di Lorenzo Monaco. Il restauro ha permesso di recuperare la leggibilità della superficie pittorica, compromessa da precedenti interventi di pulitura particolarmente aggressivi, riequilibrando colori e dettagli.

La seconda tavola riprende invece, in formato ridotto, la celebre Madonna realizzata da Bernardo Daddi nel 1347 e conservata nel tabernacolo di Orsanmichele, opera a lungo legata alla devozione fiorentina. Anche in questo caso emergono riferimenti alla cultura del Gotico internazionale, soprattutto negli accordi cromatici delle vesti degli angeli, riconducibili all’influenza di Lorenzo Monaco.

Proveniente dal monastero femminile di Santa Apollonia, il dipinto fu acquisito dallo Stato nel 1865 in seguito alle soppressioni degli enti ecclesiastici, entrò nelle collezioni dell’Accademia nel 2017 e, dopo il recente intervento, viene presentato per la prima volta al pubblico. Il restauro ha previsto anche l’impiego della tecnologia laser, utilizzata per intervenire selettivamente sulla superficie e recuperare il colore originario, oltre alla ricomposizione della cornice.

I due interventi, differenti per tecniche e problematiche conservative, hanno consentito non solo di migliorare la lettura delle opere, ma anche di acquisire nuove informazioni sulla loro storia materiale. L’allestimento, curato dalle funzionarie della Galleria dell’Accademia e dei Musei del Bargello insieme alla restauratrice, è accompagnato da materiali di approfondimento che illustrano le indagini diagnostiche e le principali fasi dei restauri.

L’iniziativa prosegue così il progetto Opere restaurate in esposizione, già dedicato al Trittico di Spinello Aretino, con l’obiettivo di mostrare al pubblico il lavoro di studio, tutela e conservazione che accompagna le opere d’arte nel tempo. Le due tavole del Maestro del 1416 si inseriscono inoltre nel percorso dedicato ai cosiddetti “Primitivi”, gli artisti che precedettero la piena affermazione del linguaggio rinascimentale e le cui opere costituiscono uno dei nuclei storici delle collezioni della Galleria.

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