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Nel mondo dell’IA le donne sono una minoranza

Il settore dell'intelligenza artificiale porta avanti la tecnologia ma non è abbastanza evoluto per la parità di genere.

Nel mondo dell’IA le donne sono una minoranza
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8 Marzo 2026 - 17.13


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Solo tre donne su dieci nel mondo ricoprono ruoli professionali nell’intelligenza artificiale. È un fenomeno curioso per un settore che rivoluziona la tecnologia attuale e che ha un fatturato globale che dovrebbe superare i 400 miliardi di dollari entro il 2027, ma che è ancora indietro riguardo alla parità di genere, come dimostra anche il recente caso dei deepfake sessuali e non consensuali generati con Grok.

A fotografare la situazione è uno studio dell’Asian Development Bank, , come riporta un approfondimento firmato da Titti Santamato per l’Ansa, che sottolinea come la presenza femminile resti limitata lungo tutta la filiera dell’IA: “Le donne rimangono significativamente sottorappresentate nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, dalla progettazione alla leadership. Questa mancanza di diversità influisce non solo sull’equità, ma anche su qualità, sicurezza e inclusività dei sistemi di IA”.

Osservando l’analisi, nel mondo solo il 30% dei professionisti dell’IA sono donne, il 4% in più rispetto al 2016. Inoltre, solo il 12% dei ricercatori nelle materie scientifiche STEM sono donne, contro la media globale del 29,3%. La rappresentanza femminile senior a livello settoriale è pari al 23% del totale, mentre solo l’8% dei tecnici senior sono donne, e le percentuali scendono ulteriormente nelle posizioni di leadership.

Secondo l’analisi, la sottorappresentanza femminile nello sviluppo dell’IA influisce anche sulle priorità dei progetti, sui dati utilizzati e sui criteri con cui vengono valutati i sistemi. Questo può portare alla creazione di strumenti di intelligenza artificiale che riproducono pregiudizi di genere. Alcuni modelli linguistici di grandi dimensioni, come GPT-2 di OpenAI e Llama 2 di Meta, hanno mostrato la tendenza ad associare le donne a ruoli domestici e gli uomini a ruoli professionali.

La mancanza di diversità nello sviluppo dell’intelligenza artificiale può avere conseguenze concrete anche nella vita quotidiana. Alcuni sistemi automatizzati di selezione del personale possono penalizzare curricula che contengono parole come “donne”, mentre modelli di credit scoring rischiano di svantaggiare l’accesso femminile ai servizi finanziari. Anche nel campo sanitario l’uso di dati non differenziati per genere può contribuire a diagnosi meno accurate per le donne.

Per questo, conclude lo studio, mentre l’intelligenza artificiale diventa sempre più centrale nelle economie e nella società, è fondamentale integrare l’uguaglianza di genere in tutte le fasi del suo sviluppo, dalla progettazione alla distribuzione. Governi, imprese e società civile sono chiamati a collaborare per rendere l’IA più equa, inclusiva e rappresentativa della società nel suo complesso.

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