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Assedio digitale a Wikipedia: i bot IA minacciano l'enciclopedia libera

Futuro a rischio? La sostenibilità dell'ecosistema Wikimedia viene messo a dura prova con la crescita vertiginosa spinta dai crawler affamati di conoscenza.

Assedio digitale a Wikipedia: i bot IA minacciano l'enciclopedia libera
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4 Aprile 2025 - 20.53


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di Lorenzo Lazzeri

Viviamo nell’era della conoscenza istantanea, un’utopia digitale in cui Wikipedia, il colosso del sapere collaborativo, funge da faro universale, ma l’ombra di una mano “longa” si allunga su questa roccaforte della cultura open source: un’ombra dall’apparenza frattale, di codice, algoritmi e un’insaziabile fame di dati. Stiamo assistendo a un vero e proprio assedio digitale, un fenomeno carsico, ma dagli effetti erosivi dirompenti, orchestrato da legioni di bot al servizio dell’Intelligenza Artificiale generativa.

I numeri, nella loro fredda eloquenza, dipingono un quadro allarmante. La Wikimedia Foundation, l’ente no-profit che custodisce questo tesoro globale, sta lanciando un grido d’allarme supportato da metriche inequivocabili. Il traffico complessivo verso i suoi progetti ha subito un’impennata sbalorditiva, un incremento del 50% su base annua. Un’accelerazione che definire vertiginosa è un puro eufemismo. Immaginate le autostrade dell’informazione improvvisamente congestionate da un flusso doppio di veicoli, molti dei quali guidati da piloti automatici con una destinazione precisa: i vasti archivi di dati.

La cifra più rivelatrice, quasi uno squarcio nel velo dell’iper-connettività, riguarda la natura di questo traffico. Sebbene i bot rappresentino “solo” il 35% delle visualizzazioni totali di pagina – un dato già significativo – la loro vera impronta emerge quando si analizza il consumo di risorse. Ben il 65% del traffico classificato come “ad alto consumo”, quello che impegna maggiormente server e infrastrutture, proviene da questi crawler automatizzati che non sono altro che un sostituto digitale di veri e propri vampiri digitali che succhiano banda larga senza sosta. Occorre far notare che questa tendenza è in crescita esponenziale e che l’utilizzo della banda specificamente per il download di contenuti multimediali, spesso terreno di caccia privilegiato per l’addestramento IA, è schizzato anch’esso del 50% solo a partire da gennaio 2024.

Il fenomeno non è un semplice problema tecnico, ma sta di fatto divenendo una sfida esistenziale per il modello Wikimedia (un‘organizzazione che opera grazie a donazioni degli stessi utenti, n.d.r.), infrastruttura ottimizzata per l’accesso umano alla conoscenza, non ottimizzata per sostenere il banchetto pantagruelico delle IA in fase di apprendimento. L’aumento dei costi operativi, la pressione sui server, il rischio di rallentamenti per gli utenti umani sono già conseguenze tangibili di questo saccheggio silenzioso.

Le grandi aziende che sviluppano modelli linguistici (LLM) e altre forme di Intelligenza Artificiale attingono a piene mani dal sapere collettivo cristallizzato in Wikipedia e progetti fratelli, come Wikimedia Commons. Lo fanno perché è una fonte immensa, strutturata, multilingue e, soprattutto, liberamente accessibile; una libertà concepita per l’empowerment umano che viene ora sfruttata da macchine la cui voracità non conosce limiti etici o pratici predefiniti.

Siamo di fronte a un paradosso dell’era AI, dove la tecnologia che promette di rivoluzionare il futuro si nutre voracemente delle risorse create da un modello collaborativo e aperto, mettendone a rischio la stessa sopravvivenza. La domanda non sorge forse tanto spontanea, ma è certo tagliente: può l’ecosistema della conoscenza libera reggere l’urto di questo tsunami di bit generato dalle sue stesse creature digitali? La sfida sarà trovare un equilibrio sostenibile prima che le fondamenta del sapere condiviso vengano sgretolate.

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