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Morire in giugno a Camaiore, senza l'orgoglio

L'omicidio di Mirko e della madre Kathy, allo scadere del mese del Pride: per chi si chiede a cosa servano le parate e le bandiere.

Morire in giugno a Camaiore, senza l'orgoglio
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25 Giugno 2026 - 20.12


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di Caterina Abate

In Italia gli omosessuali hanno tutti i diritti. Eccetto quello di vivere. Possono essere persino uccisi, sparati, da un padre. E con loro possono morire delle madri, sempre per mano di quell’uomo che è anche marito. “Un bonaccione”, secondo chi lo conosceva. 

Nel primo pomeriggio di ieri a Camaiore in un contesto familiare è accaduto l’ennesimo fatto di sangue, alimentato dal clima di odio omotransfobico pervasivo del nostro paese. A rimetterci l’esistenza è stato Mirko, che sui social aveva scelto di chiamarsi Michelangelo Andreoni, assumendo il cognome della madre Kathy, anche lei uccisa ieri.

Sarà compito degli inquirenti far luce sulla dinamica omicidiaria, ma dovrebbe essere chiaro cos’ha armato il fucile dell’altro genitore, Piero Moricone. 

Michelangelo nel 2022 sui social scriveva parole che oggi appaiono profetiche: “Brutto pensare che un padre ti preferisca morto che gay”. In queste ore sta emergendo che Michelangelo, aveva confidato agli amici la volontà di intraprendere un percorso di affermazione di genere. La madre, probabilmente avrebbe sostenuto l’iter. Purtroppo non potremo mai averne la certezza. “Finalmente mi sono liberato di loro”, avrebbe dichiarato il padre omicida a chi è accorso dopo gli spari. “L’ho fatto perché andava fatto”, ha detto alla pubblico ministero.

In questa bruttissima storia, che lascia amarezza e rabbia, abbiamo due vittime e un assassino, un nucleo familiare annientato, una rete di affetti allargata che resterà segnata per sempre. Eppure dietro le quinte esistono dei mandanti eccellenti, la mala politica che alimenta il clima d’odio contro le minoranze marginalizzate. Facile che in momenti di tensione sociale si tenda a cercare dei nemici, contro cui compattare le frustrazioni. È già successo nella storia, da cui con difficoltà si impara. C’è da chiedersi cosa si nasconda dietro ad omofobia e transfobia dilagante di certi lembi di società. Se facendo il paio con razzismo e misoginia, siano frutto del timore che lo status quo patriarcale e bianco possa essere destabilizzato da chi è “fuori norma”. 

La realtà, senza le congetture è che un figlio appartenente alla comunità queer e la madre che profondamente lo amava sono morti per mano di chi a sua volta avrebbe dovuto amarli entrambi. E non c’è giustificazione che tenga.

Un figlio non sceglie mai di venire al mondo, né come. Si è parlato di comprensione da parte della madre, e di non accettazione da parte del padre. La condizione di omosessualità o di transessualità non richiede accettazione o comprensione, perché è una condizione di fatto che non può mutare. Richiede di essere accompagnata nella vita del figlio, che ha il diritto di viverla come sente.

Invece in Italia si può morire di giugno, nel mese del Pride, perché si è omosessuali o forse transessuali. Si può essere uccisi senza l’orgoglio, sparati da un fucile da caccia, insieme a tua mamma. Può essere tuo padre a premere il grilletto, ma solo perché una pletora di omobitransfobici gli avrà sussurrato all’orecchio, per anni, che un figlio gay era meglio morto. Tutti i diritti in Italia agli omosessuali, eccetto quello di vivere.

Ecco, se qualcuno si chiede a cosa servano i Pride, le bandiere e i diritti LGBTQIA+, avrà una triste risposta indiretta. Pride vuol dire “orgoglio”, ma a differenza di quanto si creda, non è celebrazione. Antropologicamente è più un rito collettivo, in cui una comunità si unisce, ricordando le prime rivolte per la liberazione omosessuale (l’anniversario della Stonwall Riots cadrà la notte tra 27 e 28 giugno), rivendicando diritti e identificandosi in simboli. Tra questi la Pride Flag realizzata da Gilbert Backer, che sfilò per la prima volta al Pride di San Francisco, il 25 giungo del 1978. A quella parata c’era anche Harvey Milk, il primo politico dichiaratamente gay eletto negli Stati Uniti. Cinque mesi dopo sarebbe morto con una pallottola nella tempia, sparata da Dan White, anche lui consigliere di San Francisco.

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