Mentre in Parlamento continua il confronto sulla legge sul fine vita, proseguono anche i casi di malati che chiedono di accedere al suicidio assistito. L’ultimo riguarda una donna di 77 anni di Treviso, affetta da mesotelioma pleurico, alla quale l’Ulss ha negato la richiesta. A denunciarlo è l’associazione Luca Coscioni, che sottolinea come la paziente sia costretta a convivere con una forte debilitazione e pesanti effetti collaterali dovuti alle cure. L’associazione contesta inoltre il rigetto perché non sarebbero state indicate le motivazioni. L’Ulss 2 di Treviso respinge le accuse e ribadisce di aver operato nel rispetto della giurisprudenza della Corte Costituzionale, attraverso una valutazione rigorosa del caso.
Sul fronte politico, mercoledì il disegno di legge sul fine vita arriverà nell’Aula del Senato. Le opposizioni sostengono il testo del senatore Pd Alfredo Bazoli, mentre la maggioranza punta a rinviarlo. Secondo il presidente della commissione Affari sociali, Francesco Zaffini di Fratelli d’Italia, la proposta è «eutanasica» e non rispetta i profili indicati dalla Consulta. Il principale nodo riguarda il ruolo del Servizio sanitario nazionale.
Per questo il centrodestra chiederà il ritorno del provvedimento in commissione, dove sono attesi nuovi emendamenti il 9 giugno. Le modifiche, annunciate da Forza Italia, puntano a trovare una mediazione sia con le opposizioni sia all’interno della stessa maggioranza. A seguire l’operazione è la capogruppo azzurra Stefania Craxi, impegnata nel tentativo di superare lo stallo, soprattutto sul nodo del coinvolgimento del Ssn. Sarà quindi il Senato a decidere il percorso da seguire, probabilmente attraverso uno scrutinio palese previsto dal regolamento. Se il lavoro in commissione dovesse procedere rapidamente, il provvedimento potrebbe tornare all’esame dell’Aula già prima della pausa estiva.
Il centrosinistra, però, non si fida e ritiene che il rinvio serva soltanto a rallentare l’approvazione della legge. Mercoledì sono previste anche due audizioni richieste dalla maggioranza. L’Istituto superiore di sanità e il Cnrr dovranno stabilire sull’eventuale esistenza di un macchinario per l’autosomministrazione del farmaco letale. Anche su questo punto le opposizioni credono sia un trucco per allungare l’iter.