A poco più di un anno dall’elezione, Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica: Magnifica humanitas, cioè “Umanità magnifica”, che è stata resa nota ieri. Tema centrale della lettera pastorale è l’intelligenza artificiale, non solo le opportunità che la rivoluzione tecnologica dei nostri tempi ci offre, ma soprattutto quasi antropologicamente, i dilemmi etici e morali impliciti nel suo uso e abuso a discapito dell’umanità. E tutto ciò è esplicitamente chiaro sin dal sottotitolo: “sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.
Costituita da 5 capitoli, 245 punti per oltre 200 pagine, questa prima enciclica di Leone XIV definisce la posizione ufficiale della Chiesa cattolica sulla nuova tecnologia. Seppure la sua natura di lettera pastorale fa si che si rivolga prevalentemente al popolo di fedeli cattolici, il tema e le riflessioni etiche e morali in essa eviscerate ne amplificheranno inevitabilmente la eco. Emblematica anche la presenza ieri al fianco di Leone XIV di Christopher Olah, cofondatore di Anthropic, ateo, ma che ha più volte descritto il proprio lavoro in termini spirituali, per la sorta di formazione morale di un’entità pensante quale è l’IA. Una presenza, che seppur lo stesso papa si è premurato di precisare, non sottintende una totale consenso per campagne di Anthropic, ma che piuttosto è indice di un un dialogo intercorso tra due mondi non sempre reciprocamente concilianti. “Abbiamo bisogno che una parte sempre maggiore del mondo -comunità religiose, società civile, studiosi, governi- faccia ciò che Sua Santità ha fatto qui: prendere seriamente tutto questo, osservare attentamente e contribuire a orientare gli eventi in una direzione migliore” ha dichiarato ieri Christopher Olah, mentre Leone XIV ringraziando per l’invito accettato rispondeva a sua volta “[…] A nome della Chiesa accetto anche il vostro invito a camminare insieme per trovare un nuovo percorso per l’umanità”.
Ma lo scorso mese in Vaticano vi erano stati anche degli incontri tra il papa e i rappresentanti dei vertici di Google, Meta e Amazon, probabilmente proprio alla luce di una futura enciclica a tema IA, oltre che pare a tranquillizzare la Santa Sede riguardo al pericolo che l’intelligenza artificiale possa costituire per i bambini.
Non restava quindi che leggere l’enciclica sull’intelligenza artificiale di Leone XIV, infine giunta nel 135° anniversario della Rerum novarum: la lettera pastorale del suo omonimo predecessore Leone XIII, con cui in parte si pone in continuità (nel 1891 poneva la questione dello sfruttamento del proletariato operaio nell’ambito della rivoluzione industriale). Già in occasione dell’elezione e della scelta del nome di Robert Francis Prevost si era detto che la continuità con Leone XIII potesse essere legata anche alla nuova rivoluzione tecnologica che oggi ci troviamo ad affrontare, appunto l’intelligenza artificiale.
In Magnifica humanitas, Leone XIV esorta i governi ad una regolamentazione dell’IA, al momento nelle mani di aziende private che proseguono logiche di profitto. Parla Leone XIV di “disarmare l’AI”, che non significa “rinunciare alla tecnologia, ma impedirne di dominare l’umano”. È chiaro il riferimento all’uso dell’intelligenza artificiale a fini bellici, nelle guerre combattute in questi ultimi anni, a Gaza e in Ucraina, adesso anche in Iran e Libano. Non solo un compito “etico o tecnico”, disarmare l’intelligenza artificiale, ma “ecologico nel senso più radicale, perchè chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune”. Dice il pontefice che “L’AI è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale”.
Dall’incipit biblico alla Torre di Babele, al paragrafo 231, in cui viene citato più prosaicamente un personaggio di JKRR Tolkien: Gandalf il Bianco. Potrebbe sembrare strano, ma è chiaro che il pontefice abbia voluto porsi come contraltare di Peter Thiel, dichiaratamente cristiano, eppure creatore di Palantir, un software di intelligenza artificiale, che è stato usato per fini moralmente discutibili. “Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo”, ecco a cosa sceglie il papa di attingere della letteratura tolkeniana, in chiave umanitaria e pacifista, a fronte di chi ne ha voluto fare e continua a farne una pericolosa rilettura postfascista.
“Nel tempo dell’intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani”, così insiste Leone XIV; nella sua prima enciclica non avrà sicuramente sciolto tutti i dubbi e le questioni complesse inerenti all’IA, ma avrà comunque posto il problema e posizionato la Chiesa nell’oggi, sul qui e ora, almeno sul dibattito tecnologico.