Deve avere una concezione molto strana degli accordi il presidente Milei. A inizio gennaio ne firma uno come paese facente parte del MERCOSUR – il Mercato comune del Sud – con l’Europa per cui, tra i vari punti, si impegna a tutelare un elenco di marchi IGP. A inizio febbraio, giusto un paio di settimane dopo, ne sottoscrive un altro con Trump in cui viene delineata una serie di favori commerciali tra i due paesi. C’è però un problema. Nel documento gli USA chiedono esplicitamente di non impedire l’importazione di prodotti etichettati come “Gorgonzola”, “Fontina” o altri tutelati invece dal primo documento.
Ora, in tutto questo, c’è una circostanza ancora più curiosa. Sebbene Trump abbia ottenuto da Milei di poter esportare in Argentina una serie di specialità spiccatamente european sounding come “bratwurst” – il tipico insaccato tedesco – o “neufchatel” – un formaggio francese – a rimetterci di più siamo noi italiani. Andando ad esaminare l’elenco degli IGP riportati nel contratto EU-Mercosur emerge come la maggior parte degli alimenti che Trump potrà esportare siano prodotti italiani sotto tutela. In sunto: per l’Europa andrebbe pure bene che in Argentina circoli un emmental o camembert made in USA, ma non che lo faccia una fontina o un gorgonzola.
Gli USA, di fatto, la questione dei nostri marchi IGP non l’hanno mai digerita e tantomeno accettata. Per gli americani è sempre stato impensabile legare intrinsecamente un prodotto a un territorio, un nome specifico – ad esempio ‘parmesan’ – può solo designare un tipo di formaggio lavorato in un certo modo. Fattori e specificità ambientali non hanno alcuna importanza giuridica nel determinare il nome di un prodotto. Ed è infatti cosa ben risaputa che gli scaffali degli alimentari americani siano pieni zeppi di quelle che i più patriottici – ma neppure troppo – chiamerebbero imitazioni.
Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa a riguardo l’amico Lollobrigida che, tuttavia, non si è ancora espresso in merito. “Oggi, grazie al lavoro dell’Italia, l’accordo è occasione di sviluppo e crescita economica ma presenta meccanismi di protezione e di reciprocità che riteniamo adeguati e sui quali vigileremo” dichiarava un mese fa a proposito della sua firma. Un accordo ritenuto straordinario da ambedue le parti di cui Milei, in uno stupefacente esercizio di equilibrismo, chiede addirittura una quanto più veloce ratifica. La domanda lasciata aperta è cosa farà ora l’unione europea, per ora al di là dei nostri confini tutto tace.