di Lilia La Greca
Per oltre due anni, il conteggio delle vittime a Gaza è stato parte integrante della narrazione del conflitto, accompagnato da continue smentite da parte di Tel Aviv. Per questo appare sorprendente che un ufficiale dell’esercito israeliano abbia recentemente “accettato” le cifre diffuse dal ministero della Salute della Striscia di Gaza: 71.667 morti.
Dal 7 ottobre 2023, con l’inizio della guerra, i dati forniti dalle autorità di Gaza sono stati sistematicamente respinti da Israele, che ne ha più volte contestato l’attendibilità sostenendo che una quota significativa delle vittime fosse composta da combattenti. Oggi, tuttavia, diversi media israeliani parlano di un possibile cambio di paradigma da parte delle Israel Defense Forces (IDF), che per la prima volta sembrerebbero prendere in considerazione quel bilancio di 71.667 morti.
Secondo le autorità sanitarie della Striscia, questi numeri sono il risultato di un lavoro di raccolta dati svolto tra obitori e i pochi ospedali ancora operativi a Gaza. Rappresentano il bilancio di quasi due anni e mezzo di guerra e di 118 giorni di cessate il fuoco formalmente in vigore, ma segnato da continue violazioni.
Se la cifra ufficiale appare già drammatica, diversi studi suggeriscono che il numero reale delle vittime potrebbe essere più alto. La rivista scientifica The Lancet, tra le più autorevoli al mondo, ha ipotizzato che il totale dei morti possa essere superiore del 40% rispetto ai dati dichiarati. In questo scenario, il bilancio arriverebbe a circa 100.300 vittime. Alcune analisi indicano inoltre che una larga maggioranza dei morti sarebbe composta da civili: stime citate in diversi studi parlano di una percentuale intorno all’83%, il che implicherebbe un rapporto di circa cinque civili uccisi per ogni combattente.
A rendere il quadro ancora più controverso è il fatto che le contestazioni israeliane ai dati di Gaza sono state spesso accompagnate da dichiarazioni politiche, ma raramente da documentazione alternativa pubblica e sistematica. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha più volte sostenuto che circa il 50% delle vittime fosse costituito da combattenti, senza però diffondere nel dettaglio i criteri o i dati completi utilizzati per questa stima.
Non sono soltanto i numeri a essere stati messi in discussione nel corso della guerra. Israele ha bombardato ospedali motivando la decisione con l’accusa che fossero basi operative di Hamas; migliaia di persone sono state arrestate e trattenute con l’accusa di terrorismo senza un processo, tra loro anche dei bambini. Un elemento che ha alimentato lo sdegno internazionale e sollevato interrogativi sull’uso estensivo dell’etichetta di “terrorista”. È difficile guardare negli occhi un bambino e definirlo tale, eppure molti di loro si trovano in carcere, in un contesto che continua a sollevare accuse di violazioni del diritto internazionale.
Nemmeno il quadro giuridico sembra aver rappresentato un limite stringente. Secondo quanto riportato da diverse fonti, l’ex capo di stato maggiore dell’IDF Herzi Halevi avrebbe affermato che, nel corso del conflitto, le decisioni militari non sarebbero mai state limitate da consulenze legali (fonte the Guardian). Dichiarazioni che alimentano il dibattito sul modo in cui la guerra è stata condotta e sulla distanza tra le cifre contestate pubblicamente e quelle riconosciute, anche solo informalmente, all’interno dell’establishment israeliano.
Non c’è forse modo migliore di concludere se non riportando le parole di un editoriale di Haaretz: «L’opinione pubblica israeliana deve chiedersi cosa indichi il tardivo riconoscimento da parte dell’IDF del numero di vittime palestinesi sulla credibilità delle affermazioni dell’esercito e del governo riguardo ad altri aspetti dei combattimenti a Gaza: dalle norme sull’uso del fuoco aperto, agli abusi sui detenuti palestinesi, ai saccheggi, alla posizione degli ospedali e delle strutture di Hamas, fino alle distruzioni smisurate».
Con la speranza che questo riconoscimento rappresenti almeno un primo passo verso un confronto più onesto con la realtà dei fatti, resta il peso di migliaia di morti, delle macerie e di un sistema sanitario devastato. Al di là delle cifre e delle narrazioni, ciò che emerge è la portata di un genocidio che impone verità, responsabilità e memoria.
Argomenti: israele Guerra di Gaza