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Scuola, sarà davvero più sicura? Le parole di una psicologa

Tra metal detector ed educazione punitiva, abbiamo chiesto alla dottoressa Giulia Vitale, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, se la svolta securitaria di Valditara e Piantedosi possa servire a ridurre la violenza tra i giovanissimi.

Scuola, sarà davvero più sicura? Le parole di una psicologa
Un carabiniere controlla lo zaino degli studenti dell'istituto Francesco Morano al Parco Verde di Caivano a Napoli. @fonte Il Post
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31 Gennaio 2026 - 17.17


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di Caterina Abate

Era nell’aria dall’indomani dell’omicidio di Abanoub Youssef da parte di Zouhair Atif a La Spezia, ed è arrivata ufficialmente mercoledì 28 gennaio: nelle scuole di tutta Italia i presidi potranno richiedere l’uso dei metal detector. La circolare ministeriale, rilasciata congiuntamente dai due dicasteri di Istruzione e dell’Interno, estende a tutto il territorio nazionale quanto il Decreto Sicurezza prevedeva limitatamente alle scuole della città metropolitana di Napoli. Il Ministro Piantedosi, reggente del dicastero dell’Interno, aveva anticipato la decisione il giorno prima, negli studi della trasmissione Mattino Cinque

Sebbene la norma preveda un uso a campione dei metal detector, e che debbano essere i presidi a richiedere tale intervento nel rispetto dell’autonomia scolastica, questo provvedimento sostanzia una stretta securitaria per il mondo della scuola.  

Abbiamo chiesto il parere della dottoressa Giulia Vitale, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, riguardo l’effettiva efficienza di questi dispositivi di sicurezza, quali deterrente ai casi di violenza tra i giovanissimi, e non solo. 

Dottoressa, può darci un parere sull’uso dei metal detector, come strumenti di sicurezza nelle scuole. Possono essere una buon soluzione?

Io direi di no, i metal detector sono solo un aspetto normativo, un’illusione di salvezza per gli adulti. Per quanto possa apparire una difesa concreta non è quello che può essere utile con gli adolescenti. Gli adolescenti per loro natura hanno bisogno di dialogo, non di coercizione. E i metal detector esprimono esattamente coercizione.  

Metal detector, sanzioni penali oltre quelle disciplinari, rientrano tutte in un pacchetto di educazione punitiva, applicata all’istituzione scolastica. Potrebbe essere la giusta via per una riduzione dei casi di violenza tra studenti e di questi verso il personale scolastico?

No, anche in questo caso penso siano solo soluzioni utili agli adulti, non per i ragazzi. Mi spiego meglio: gli adulti che mettono in campo un’educazione punitiva andrebbero a placare le proprie angosce, ma non farebbero un buon servizio ai ragazzi. La fede del genitore, del preside, o del Ministro nel metal detector come deterrente per l’entrata di armi a scuola è totalmente illusoria. Gli adulti possono sentirsi sicuri, ma questa sicurezza sarebbe meramente fittizia. Il punto è che non dovrebbero essere necessari questi atti contenitivi. Perché con gli adolescenti la contenzione è sempre poco utile. È il dialogo costante ad essere utile e funzionale. 

Ma lei ritiene che possa esserci una sorta di perdita della vocazione educativa da parte dell’istituzione scolastica?

No, secondo me no. La scuola è una società, una comunità. Per gli adolescenti è una seconda casa. A scuola gli adolescenti passano a volte fin oltre la metà del tempo della loro giornata. Il problema è, mi pare, semmai che negli ultimi anni la scuola ha perso la sua vocazione comunitaria. 

Ci spiega meglio?

Il compito della scuola dovrebbe essere quello di luogo dove si forma il pensiero dell’adolescente. Un luogo in cui i ragazzi non si sentano giudicati, dove poter imparare ad essere e ad esprimersi, oltre che imparare nozioni. Forse è qui che sta mancando la scuola, ma non solo la scuola. La scuola è un luogo dove si impara ormai solo a fare, e raramente a pensare, e quindi ad essere. Spesso non riesce più ad essere comunità, vi si privilegia l’azione a discapito del pensiero.

Diceva, non solo la scuola. Anche le famiglie?

Direi che la crisi che riguarda gli adolescenti non è solo scolastica, né solo familiare, ma proprio umanitaria. Sembra che né a scuola, né in famiglia ci sono barriere capaci di far fronte alle naturali pulsioni aggressive insite nell’adolescenza, che vanno contenute e sapute incanalare. 

In generale la società tende oggi ad essere concentrata nella formazione dell’individuo a scapito della comunità. In questo modo a venire meno sono i legami sociali, che nei momenti di crisi fungono da sostegno. 

Qual è lo stato di salute degli adolescenti in Italia? 

É una domanda in effetti molto grande. Oggi gli adolescenti non sanno dove depositare le loro angosce. Un malessere strutturale, che è dato dalla mancata capacità degli adulti di riferimento, che a loro volta hanno paura di avvicinare l’aggressività e la violenza insita e naturale degli adolescenti. Nella mia attività quotidiana di psicoterapeuta mi trovo di fronte a molti bambini che non riescono a gestire questi naturali istinti. Se il bambino o il ragazzo incontrano un adulto che al pianto e alle esplosioni di rabbia reagisce con coercizione e chiusura, tale inibizione porta ad una pulsione eccessiva, che si esprime ancora con maggior violenza.  Nel caso della vicenda di La Spezia, il ragazzo che ha portato un’arma a scuola, possiamo mai pensare che fosse un ragazzo che stesse bene in classe e che un giorno all’improvviso accoltella un altro ragazzo per una questione sentimentale? 

Certo, è difficile pensarlo.

Dove sono gli adulti che vedono la sofferenza nel suo divenire, in questo ed altri casi? Gli adulti che vedono la sofferenza e la violenza che ne consegue hanno il dovere di restituire contenimento di questa. Riguardo al tipo di contenimento, non è certo quello che la politica sta proponendo.

Per dovere di cronaca, il costo dell’operazione metal detector a scuola è stata quantificata dal professor Andrea Moggi su Il Gazzettino, e riportata anche da Orizzonte scuola, come ascrivibile a 120 milioni: “Suscita un certo sbigottimento pensare che lo Stato da un giorno all’altro riesca a reperire tutti questi fondi per i metal detector, quando da anni il mondo della scuola pubblica invoca l’aiuto per la carenza di materiale di qualsiasi tipo, a partire dalla carta igienica”.

Anche i dati statistici, ci vengono poco in aiuto: in paesi come gli Stati Uniti, che da tempo fanno uso di metal detector nelle scuole per scongiurare le stragi armate, gli studi a riguardo indicano che l’impatto sulla deterrenza è quantomeno blando. Al contrario, l’uso di tali strumenti di sicurezza favoriscono e alimentano un clima di insicurezza e tensione. 

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