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Il 2 aprile moriva il papa che veniva dall’Est

Questo giorno di vent’anni fa se ne andava, dopo una lunga sofferenza, Giovanni Paolo II mentre da pochi giorni Papa Francesco è uscito dal periodo difficile e continua a guidare la sua Chiesa. Due percorsi diversi di lotta e coraggio

Il 2 aprile moriva il papa che veniva dall’Est
L'incontro a Rebibbia tra Giovanni Paolo II e l'attentatore Ali Agca
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2 Aprile 2025 - 19.09


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di Marcello Cecconi

Il 2 aprile non è solo una data del calendario, ma rappresenta un crocevia simbolico della storia della Chiesa. Venti anni fa, in questo giorno, si spegneva Giovanni Paolo II, il papa polacco che con la sua energia morale contribuì a smantellare la Cortina di Ferro, diventando una figura cardine della fine del XX secolo. Il Papa di oggi, l’argentino José Mario Bergoglio, in questo stesso giorno, invece, sta ancora lottando con la fragilità della salute ma continua a lasciare la sua impronta sulla Chiesa e sulla società contemporanea. E proprio il papa di oggi, Francesco, che il 27 aprile 2014, insieme a papa Giovanni XXIII, ha proclamato santo Giovanni Paolo II.

Karol Wojtyla ha attraversato la storia come un uomo di fede e di azione. Nato nella Polonia martoriata dalla guerra e dal totalitarismo comunista, ha sperimentato sulla sua pelle le difficoltà e le sofferenze di quei periodi. La sua elezione a pontefice nel 1978 ha rappresentato una svolta epocale: il primo papa non italiano dopo secoli, “chiamato da un Paese lontano” che parlava con la forza della sofferenza vissuta.

La sua eredità più grande resta il ruolo nel crollo del comunismo. Con il suo sostegno al sindacato polacco Solidarnosc, i suoi viaggi in Europa dell’Est e il suo appello incessante alla libertà, Wojtyla è stato un protagonista indiretto dello smembramento dell’Unione Sovietica e quindi della fine della Guerra Fredda. Ma il suo pontificato non si è limitato alla politica: ha ridefinito il rapporto tra la Chiesa e i giovani con la creazione delle Giornate Mondiali della Gioventù, ha chiesto perdono per gli errori storici della Chiesa e il primo Papa a promuovere in maniera concreta e coraggiosa il dialogo interreligioso.

Forse ha pagato questo suo coraggio quando il 13 maggio 1981 subì un tentativo di omicidio in Piazza San Pietro per mano di Mehmet Ali Ağca, killer professionista turco che sparò al pontefice due colpi di pistola ferendolo gravemente. Una vicenda coperta ancora da un velo di mistero che Giovanni Paolo concluse a modo suo nel 1983 quando varcò la soglia del carcere di Rebibbia entrando nella cella di Ali Agca per abbracciarlo e perdonarlo.

All’inizio, poco amato dai non credenti e dai laicisti, Giovanni Paolo II ha dovuto lottare per guadagnarsi quel sostegno che con il tempo ha ottenuto dalla maggioranza dell’opinione pubblica, sostegno cresciuto durante la malattia quando non diminuiva il suo slancio missionario che metteva a dura prova la sua resistenza fisica. Le immagini di quando dal 2003 ha dovuto rassegnarsi alla sedia a rotelle, fino alla progressiva riduzione della capacità di parola, riflettono le immagini che negli ultimi tempi abbiamo visto anche per Francesco.

Resterà, tuttavia, un papa conservatore fermo nella difesa della dottrina su temi etici e morali, senza aperture verso le nuove libertà che il mondo occidentale stava conquistando con lotte civili e sociali che lui non condivideva e, proprio per questo, ha lasciato una Chiesa forte ma segnata da divisioni.

Insomma, se Giovanni Paolo II è stato il papa che ha accompagnato il mondo fuori dal XX secolo, sfidando le ideologie che lo avevano segnato, Francesco è il papa che cerca di dare un’anima al XXI secolo, in un’epoca di disuguaglianze, crisi ambientali e migrazioni causate da estrema povertà e guerre disastrose.

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