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La voce di Napoli nei cinema con il ritorno di Pino Daniele firmato da Francesco Lettieri

Una narrazione filmica tra inediti, interviste e videoclip girati oggi nei vicoli di Napoli. “Pino”: tre giorni di proiezioni e una speciale anteprima al Metropolitan, a dieci anni dalla scomparsa del cantautore partenopeo.

La voce di Napoli nei cinema con il ritorno di Pino Daniele firmato da Francesco Lettieri
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28 Marzo 2025 - 17.21


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Pino è il titolo – secco e senza orpelli – del documentario firmato da Francesco Lettieri che arriva nei cinema dal 31 marzo al 2 aprile, con un’anteprima speciale questa sera, 28 marzo, al Metropolitan di Napoli. Il soggetto è lui, Pino Daniele, e il rischio — data la ricorrenza tonda dei dieci anni dalla morte e dei settanta dalla nascita — era quello di finire nell’omaggio oleografico. Lettieri, invece, ha scelto un’altra via: restituire il suono, il passo, il gesto, e farli camminare dentro il presente.

Il film, prodotto da Grøenlandia, Lucky Red e Tartare Film, in collaborazione con Netflix e TimVision, prende forma attorno alla figura di Federico Vacalebre, giornalista e critico musicale, che si muove per Napoli e dintorni, cercando ciò che resta — o che ricompare — della voce di Pino. Ma il cuore non è nella ricerca, bensì nei materiali: video mai diffusi, appunti di studio, registrazioni e soprattutto le canzoni. Non solo quelle che hanno fatto storia, ma anche quelle meno esposte, in cui si percepisce l’irrequietezza musicale di Daniele, la tensione costante tra l’origine e l’altrove.

Al posto dell’architettura biografica classica, il documentario preferisce una tessitura libera, costruita per accostamenti e intuizioni. I videoclip girati ex novo nei quartieri di Napoli — ritratti della città attuale, senza filtro mitico — si affiancano ai frammenti d’archivio, alcuni rari, altri dimenticati. Il Pino Daniele che emerge è inquieto, curioso, spesso in fuga da qualunque etichetta, anche da quella di napoletano “doc”, troppo stretta per uno che cercava ossigeno ovunque, dal blues al jazz e nei silenzi tra due note.

Il racconto è arricchito da voci che, per una volta, non sembrano collezionate per dovere d’enciclopedia. E, se compaiono colleghi come James Senese, Tullio De Piscopo, Enzo Avitabile, ma anche Fiorella Mannoia, Jovanotti, Loredana Bertè, Vasco Rossi, non è per far numero, ma perché in quelle interviste, spesso asciutte, passa qualcosa di vero e si osserva la frizione, l’affetto, le distanze, il rispetto. Il documentario ha il pregio di non uniformare i toni e tra loro c’è chi ricorda l’amico, chi il compagno di palco, chi la voce che ha marcato un tempo.

Lettieri — regista noto per aver costruito con Liberato un linguaggio visivo alternativo alla Napoli cartolina — qui applica la stessa logica: togliere, più che aggiungere, con nessuna sovrastruttura narrativa, nessuna fiction documentaria, lasciando che i luoghi parlassero da soli perché anche i silenzi fanno parte del racconto, proprio come silenzi tra le note di una vita.

La parte più viva del documentario forse è proprio quella che si affida alla musica che non viene spiegata, contestualizzata, analizzata; semplicemente accade, non c’è bisogno d’altro. I brani scorrono nel montaggio senza interruzioni, come lo storico concerto in Piazza del Plebiscito nel 1981 — di cui vengono mostrati alcuni estratti — non è la vetta di un’ascesa, ma un punto nel flusso, uno dei tanti momenti in cui Daniele ha saputo connettere la città, la piazza e un suono che non somigliava a nulla di già sentito.

Non è un film per chi cerca la cronologia, Pino è un tentativo, che non santifica, non dichiara; è un racconto che si limita a seguire le tracce, alcune visibili, altre più sottili, lasciate da un artista che ha sempre preferito defilarsi piuttosto che spiegarsi.

È un film su ciò che si perde e su ciò che resta e su quanto sia difficile, oggi, fare i conti con un musicista che ha lasciato in eredità non solo un repertorio, ma un’idea di suono come spazio aperto, sempre a rischio e per questo necessario.

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