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Tra TG e prima serata, torna “Il Provinciale” di Federico Quaranta

Da stasera su Rai 3: “a piedi per poter raccontare i luoghi più belli del mondo, ma soprattutto la gente più bella del mondo, quella della provincia".

Tra TG e prima serata, torna “Il Provinciale” di Federico Quaranta
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2 Marzo 2026 - 19.46


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Il Provinciale racconta “faticando”, perché “senza fatica non si gode della meraviglia”. Questa, nelle parole del conduttore Federico Quaranta, la nuova edizione de “Il Provinciale”, da stasera su Rai 3 dal lunedì al venerdì dalle 20:10, per ora per due settimane, fino al 13 marzo, per poi ritornare in primavera con altre venti puntate.
Per questo programma, il posizionamento in access time, ossia la fascia televisiva strategica compresa tra la fine del telegiornale serale e l’inizio del prime time, è inedito.

Si tratta di un momento cruciale di altissimi ascolti, in cui si collocano in genere quiz, rubriche e talk show satirici prima del film o dello show principale.  Spiega Quaranta: “La collocazione è molto importante perché è contro tanti telegiornali e noi portiamo la cultura, il racconto del territorio dal punto di vista antropologico, filosofico, artistico, con grandissimo orgoglio”.

Le prime due settimane racconteranno due viaggi, il primo dedicato al Cantico delle Creature a 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, il secondo il Carso triestino. Partendo dal santuario della Verna in provincia di Arezzo, dove il Santo ricevette le stigmate, attraverso l’Umbria, tra Gubbio, Assisi e Spoleto, Federico Quaranta seguirà un percorso tematico che toccherà scienza, natura, fede, arte e incontrerà attori, teologi, pellegrini, pastori, astronomi, tra cui il giornalista Aldo Cazzullo e l’attore Mirko Frezza. Nella seconda settimana ‘Il Provinciale’ raggiungerà quella zona di confine che, nel corso del Novecento, è stata scenario di guerre e tragedie.

“Il Provinciale – chiarisce il conduttore – non è un racconto di territorio come quelli che si vedono sempre, fatti anche molto bene, è completamente diverso, va a fondo nelle cose, è un racconto antropologico, culturale. Noi non cerchiamo cartoline, ma storie che ci portano poi ad attraversare un territorio. Come quella dei soldati mandati a centinaia di migliaia a morire sul Carso triestino durante la Prima guerra mondiale. E, poi, abbiamo provato a raccontare la verità sulle foibe, un tema dibattuto e controverso”.

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