“Il tuo contenuto non può essere condiviso perché questo link viola i nostri Standard della community”. Questo il messaggio che appare se si prova a condividere il link di ICE list su Facebook; “Link non consentito” se invece lo si vuole condividere su Threads, mentre se lo si inseririsce su una Storia di Instagram a seguito del tentativo fallito apparirà “Limitiamo alcune attività per proteggere la nostra community. Facci sapere se pensi che abbiamo commesso un errore”.
Cosa hanno in comune questi tre social? Tutti sono di proprietà di Meta, azienda guidata da Mark Zuckenberg che, come ha spiegato Dominick Skinner, creatore di ICE list, a Wired, “sedeva alle spalle di Trump durante il suo insediamento“. Ma cosa è questa ICE list?
Si tratta di un sito divenuto virale all’inizio di gennaio dopo la pubblicazione di un elenco di 4500 dipendenti del dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti che era stato oggetto di una fuga di dati. Per ammissione dei suoi ideatori, il progetto è pensato con lo scopo di chiamare il personale dell’ente che controlla anche l’Immigration and customs enforcement, noto ai più in questi giorni con l’acronimo di ICE, a rispondere delle proprie azioni.
Infatti, mentre gli agenti dell’ICE seminano il terrore tra le comunità di immigrati, sono molti i gruppi di attivisti che cercano di monitorare e documentare online le loro attività. Ed è stata direttamente l’amministrazione Trump ad esercitare pressioni sulle aziende tecnologiche, spingendole a bloccare qualsiasi tentativo collettivo di raccolta e diffusione di informazioni sulle attività delle forze federali.
Lo scorso 26 gennaio, quindi, in America sono emersi i primi blocchi da parte di Meta, impedendo la pubblicazione dei link sulle sue piattaforme, per poi diffondersi anche in Italia due giorni dopo, come riportato da Wired, sebbene i link possano venir inviati su WhatsApp nonostante sia comunque un servizio della stessa Meta. Si è reso quindi necessario un intervento del portavoce del colosso informativo, Andy Stone.
Egli ha fatto riferimento alle regole dell’azienda sulla condivisione di informazioni personali, ma le informazioni presenti su ICE list non includono nessuno dei dati elencati nella policy dell’azienda, per cui lo stesso Stone si è visto costretto a ritrattare le sue stesse affermazioni, rispondendo che il blocco era legato alla norma che vieta contenuti che richiedono le informazioni personali di altre persone. E’ stato quindi lo stesso Skinner, questa volta, a rispondere alle dichiarazioni del portavoce di Meta, affermando che ICE list chiede segnalazioni sulle identità degli agenti da ormai sei mesi, nonostante il blocco della condivisione del link risalga a nemmeno una settimana fa.