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La Porziuncola, chiesa del santo e cuore pulsante del francescanesimo

Da tutto il mondo per l’indulgenza plenaria. In fila per entrare in questa piccola chiesa dove il Santo di Assisi ha vissuto alcuni dei momenti decisivi della sua vita e della sua missione: l’incontro con Chiara, la costituzione dell’Ordine e infine la morte.

La Porziuncola, chiesa del santo e cuore pulsante del francescanesimo
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Maurizio Boldrini Modifica articolo

2 Ottobre 2026 - 17.36


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In questi primi giorni di ottobre la piazza davanti a Santa Maria degli Angeli si riempie di Pellegrini. File interminabili sotto il sole di questa estate che si prolunga, aspettando pazienti di raggiungere, varcate le porte della grande basilica rinascimentale, la Porziuncola. Sanno bene che l’indulgenza- che pure viene concessa durante tutti i giorni dell’anno-  in questi due giorni ha il potere di  estendersi alle chiese parrocchiali e francescane di tutto il mondo. E da tutto il mondo arrivano i fedeli. Basta esser qui, in uno di questi giorni  per sentire la mescolanza delle lingue, per toccare con mano i tanti modi che hanno i diversi popoli di vivere la religione: in silenzio o cantando; a piccoli gruppi o in rumorose comitive.

E’ il miracolo di questa piccola chiesa, immensamente cara a Francesco, che proprio nella Porziuncola sentì che da allora avrebbe dovuto “vivere secondo il santo Vangelo”. E’ lì che accolse Santa Chiara, fuggita dalla sua famiglia, e abbracciava “Sorella povertà” mentre lui invitava i primi frati ad annunciare la pace e dove veniva formalizzato il “Perdono di Assisi”. In quel luogo, allora ancora immerso nella selva, costituiva nel 1205 l’Ordine francescano e vicino alla sua Porziuncola, nel luogo dove ora si trova la cappella del Transito, dentro la sterminata chiesa, San Francesco moriva la sera del 3 ottobre 1226.

A costruirla, quella piccola chiesa in quel pezzetto di terra ai piedi del Monte Subasio, con la stessa pietra del monte, la Portiuncula, come fu chiamata in latino, erano stati degli eremiti che nel VI secolo provenivano dalla Palestina. Sarebbe passata, un secolo dopo, nelle mani dei monaci di San Benedetto. Abbandonata era quindi quasi crollata. A riparla fu proprio San Francesco. La storia che spesso si mescola alla leggenda narra che mentre Francesco pregava di fronte al Crocifisso di San Damiano, sentì una voce che diceva: “Va’ e ripara la mia chiesa”. Così fece. Così ci ritroviamo il prezioso capolavoro: un presepe dentro la grande chiesa, un piccolo edificio di soli 4 metri per 7 che conserva gran parte delle strutture trecentesche, compreso il tetto con la copertura in marmi bianco e rosa. Dopo il grande sisma del 1997 è stata restaurata consentendo di rinvenire il pavimento originale in “cocciopesto”, che era stato ricoperto dalle strutture cinquecentesche.

Si entra uno ad uno, ci si inginocchia in una delle poche panche, ci si concede un attimo o di preghiera o di pensiero. D’altra parte lo indica i cartello posti all’ingresso: Hic locus sanctus est (questo luogo è santo) e Haec est porta vitae aeternae (questa è la porta della vita eterna). Il fascino evocativo è così potente che finisce per intenerire il cuore e ammorbidire l’intelletto anche al più impenitente degli atei. Il bisogno del silenzio e il frastuono delle masse: in mezzo a questo duale comportamento si vive la visita alla grande e alla piccola chiesa. E’ così fin dalle origini del francescanesimo. Sul lato destro esterno è affisso uno dei documenti epigrafici più antichi dell’Ordine: la lapide della tomba di Pietro Cattani, morto nel 1221 quando, appunto, Francesco  era ancora in vita. Folle di devoti accorrevano alla sua tomba disturbando la preghiera dei frati. Francesco allora esortò Cattani ad essere obbediente in morte come lo era stato in vita e, quindi, gli ordinò di “non compiere più miracoli”. E così avvenne.

Tutti gli interventi sulla facciata sono postumi. Ma solo studiosi di storia dell’arte si soffermano su questi particolari. Così come nella visita nella seicentesca grande basilica di Santa Maria degli Angeli che si staglia maestosa nella pianura umbra sempre più zeppa di padiglioni commerciali e industriali. Solo guardando in alto si intravede la Rocca e gli altri presidi francescani nella città, Assisi, che sembra abbarbicata al monte Subasio. E’ lassù che saliranno i pellegrini perché seppure la Porziuncola sia il cuore del francescanesimo, la Basilica e la città sono la vera meta. Lassù c’è il sepolcro.

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