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Il turismo a Dubai è in seria crisi

Il settore che prima rappresentava più di un decimo del Pil sta oggi subendo un brusco calo: stanze d'hotel vuote, nessuna persona in spiaggia, centri commerciali vuoti. Dopo il conflitto tutto è cambiato, precisamente dal 28 febbraio.

Il turismo a Dubai è in seria crisi
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20 Marzo 2026 - 19.31


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Dopo tre settimane dagli attacchi è possibile scattare la prima istantanea del settore turistico a Dubai. È quanto riportato dall’AGI, che offre un ritratto del Paese in questo periodo di crisi e tensioni militari: stanze d’hotel vuote, nessuna persona in spiaggia e quasi nessuno nei centri commerciali.

I voli da e verso il Paese sono limitati e il turismo, che prima era più di un decimo del pil, sta subendo un forte calo. L’anno scorso il Paese contava 19,59 milioni di visitatori internazionali, con l’80% degli hotel occupati e le quotazioni immobiliari aumentate il mese scorso del 60%. Dopo il conflitto tutto è cambiato, precisamente dal 28 febbraio quando il primo drone ha colpito Dubai. Se l’anno scorso l’aeroporto internazionale della città registrava 95,2 milioni di passeggeri, uno dei numeri più alti di sempre e più di ogni altro nel mondo, dopo essere stato chiuso è stato successivamente riaperto con voli limitati. Solo nella prima settimana del conflitto sono state cancellate oltre 80mila prenotazioni a Dubai.

Lighthouse Intelligence, riportando i dati del FT, segnala che l’occupazione degli alloggi è scesa da una media del 90% in alta stagione al 16%, con una discesa dei prezzi per aprile e maggio. Nemmeno gli albergatori si dimostrano ottimisti per la festività dell’Eid di domani, che segna la fine del Ramadan, per un possibile afflusso turistico. Funzionatori di Dubai sostengono che la ripresa dei voli sia stata fondamentale per sostenere l’economia durante la guerra.

Intanto alcune aziende tentano di salvaguardarsi: il gruppo Sunset Hospitality a Dubai, proprietario di bar, ristoranti e centri fitness negli Emirati Arabi Uniti, sta provando a “ridimensionare temporaneamente” alcune attività, adottando “misure a breve termine relative alla forza lavoro” e offrendo “modalità di lavoro più flessibili”, ha sostenuto il presidente e amministratore delegato del gruppo Antonio Gonzalez. Alcuni stanno inviando i lavoratori in Europa in strutture affiliate nella stagione estiva; la flessibilità nel lavoro negli Emirati Arabi Uniti, che permette loro di modificare facilmente i contratti di lavoro, favorisce anche la gestione delle operazioni durante periodi di crisi, come già avvenuto durante la pandemia e la crisi di debito di Dubai nel 2009.

Il problema è che i lavoratori migranti negli Emirati Arabi Uniti sono già svantaggiati dal punto di vista economico, sostengono i gruppi per i diritti umani, e sono costretti a indebitarsi per risarcire le spese di reclutamento illegali, un fenomeno che il Paese intende prevenire. Riprendere il settore è una sfida che verrà affrontata in seguito al conflitto e dipenderà dalle trattazioni con l’Iran. Sono i funzionari di Dubai a sperare che i fattori esterni alla minaccia possano favorire la ripresa del settore rispetto ad altri luoghi, come Egitto e Tunisia, che hanno già affrontato il calo della domanda in seguito a incidenti terroristici. Stando a ciò che le agenzie di viaggio hanno detto alla BBC, i visitatori britannici preferiscono dirigersi verso altre destinazioni più sicure e stanno quindi modificano le prenotazioni delle loro vacanze pasquali. Le mete preferite sono infatti Portogallo, Italia e Spagna, Caraibi e Stati Uniti.

“Stanno optando per destinazioni familiari e facilmente raggiungibili” ha detto Neil Swanson, amministratore delegato di TUI UK e Irlanda, con una domanda particolarmente in ascesa verso la Repubblica Dominicana e la Giamaica, Puket, in Thailandia, e Goa, in India. Per quanto riguarda l’Europa i visitatori britannici preferiscono l’Italia, specialmente la Toscana.

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