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Sanremo 2026: regna il minimalismo

Il Festival segna l’addio alla provocazione visiva a favore di una maturità estetica che celebra l’alta sartorialità. È finita l'era dello "shock a tutti i costi"?

Sanremo 2026: regna il minimalismo
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25 Febbraio 2026 - 01.00


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di Christopher Catania

Il Festival di Sanremo non racconta solo la musica italiana ma negli ultimi anni è diventato una vera è propria kermesse di moda, rendendo ancora più vibrante uno degli eventi nazionali più importanti. Fin dalle prime sfilate sul green carpet di ieri sera l’era dello “shock a tutti i costi” ha lasciato il posto a una nuova consapevolezza e maturità estetica. Non più solo costumi di scena, ma una moda che torna a parlare con un linguaggio legato all’alta sartorialità. Uno dei nomi più importanti per questo festival è senza dubbio “Giorgio Armani”, ma non manca neppure quel pizzico di audacia che solo il palco dell’Ariston sa legittimare. Ciò che accomuna i look di quest’anno è il nero, che continua a dominare la scena come porto sicuro di eleganza e mistero.

I tagli stilistici dei look di alcuni artisti in gara vogliono dire “less is more”, un minimalismo che non è assenza di personalità ma al contrario sembra voler lasciare il posto a testi e musica. Durante la serata non sono mancati alcuni contrasti, pur mantenendo uno stile decisamente originale, impattante ma pur sempre elegante. Va menzionato quello che potremmo definire uno stile ‘punk-regality’ con firme come Vivienne Westwood e Dsquored2, che rompe la “monotonia” portandoci ad un immaginario retrò-glam fatto di contrasti e ci ricorda come a Sanremo la moda sia un’estensione della performance.

Al momento il Festoval sta repellendo gli eccessi e preferisce sussurrare attraverso qualità e fluidità di un tessuto, forse un ritorno al passato dell’era degli smoking maschili e degli abiti da sera femminili?

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