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Stranger Things, il finale e l’effetto Joe Keery: quando la musica racconta l’addio

La serie-evento Netflix conclude il suo percorso dopo cinque stagioni, lasciando un’eredità culturale che va oltre il fantasy e parla a più generazioni.

Stranger Things, il finale e l’effetto Joe Keery: quando la musica racconta l’addio
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25 Gennaio 2026 - 18.26


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di Vittoria Calabrese

Se seguissimo il trend del confronto tra 2026 e 2016 ci accorgeremmo che anche nel 2016 guardavamo Stranger Things, la serie-evento che ha chiuso i battenti con l’ultima puntata della quinta stagione quasi un mese fa ormai.
Lo show ideato dai fratelli Duffer ha accompagnato gli spettatori per molto tempo ed è riuscito a riportare in voga lo stile anni ‘80 ma anche le hit dei Clash, di Kate Bush e Diana Ross. Dieci anni in cui un gruppo di ragazzini è cresciuto sugli schermi dei nostri computer mentre noi crescevamo guardandoli.

Stranger Things ha lanciato talenti come Millie Bobby Brown, che interpreta Undici, tanto iconica quanto discussa in questa ultima stagione, e Sadie Sink, interprete dell’amatissima Max. Quello che i fratelli Duffer sono riusciti a creare è qualcosa che non si vedeva da tempo: una serie diventata il simbolo di un’intera generazione – per l’iconicità dei personaggi e di alcune battute –  e il sogno nostalgico di un’altra per le citazioni alle colonne portanti del panorama culturale degli anni ‘80.

Tutto l’amore che questa serie ha generato intorno a sé però si è trasformato in aspettative altissime sul finale, e si sa, quando una serie è così amata è difficile mettere d’accordo gli spettatori. Tutti si aspettavano una battaglia finale spettacolare e che ci avrebbe fatto dire addio a qualche personaggio, magari tra i più amati, ma questo non è successo. Tanto è stato il senso di insoddisfazione da generare ipotesi come il “Conformity gate”, ovvero la teoria secondo la quale l’episodio rilasciato il due gennaio non era il vero finale che in realtà sarebbe stato rilasciato a sorpresa intorno al sette gennaio.

Teorie complottiste e soddisfazione degli spettatori a parte, forse ci è sfuggito qualcosa. Per caso o per strategia, mentre si avvicinava la data di uscita dell’ultima stagione di Stranger Things si scopre che l’autore di una delle canzoni più virali sui social già da tempo “The End of Beginnig” è proprio Joe Keery, ovvero l’interprete dell’amatissimo Steve Harrington. Questo evento lega inevitabilmente questa canzone alla serie, ma non solo per il suo autore che, senza mai uscire troppo allo scoperto ha costruito negli anni la sua carriera da cantante, ma soprattutto per il suo contenuto.

La canzone parla della nostalgia e dell’abbandono del passato, di quei momenti che rimangono nei luoghi che abbiamo abitato e di tutti quei punti e a capo della vita che ci portano a voltare pagina e a ricominciare proprio da una fine.

Joe Keery – mentre scalza anche Taylor Swift dal primo posto della classifica Spotify – celebra in musica tutti gli addii che abbiamo detto e riconosce la versione di se stesso che ha lasciato indietro, senza negarla ma guardando tutta la strada fatta senza mai sradicarsi davvero perché, come cita il testo: “You take the man out of the city, not the city out the man”.

In tanti esprimendosi sul finale della serie hanno affermato che questa sarebbe stata un sottofondo perfetto ad una delle ultime scene dello show, e avevano ragione.

Mentre nella serie ogni personaggio chiude la sua storia e i protagonisti si separano per proseguire in altre città e con altri obiettivi, “The End of Beginnig” sarebbe stata la colonna sonora perfetta, perché ci mostra il cambiamento, la presa di coscienza di un’infanzia che finisce.

Ed è vero, non c’è stata nessuna battaglia chissà quanto incredibile, anzi rispetto alle cinque stagioni sconfiggere il nemico è apparso anche fin troppo semplice, forse perché il vero senso della serie e di questo finale non è mai stato la battaglia, ma la vita, quella vera.

Stranger Things ha narrato il punto di non ritorno, quello dove ti guardi indietro e ti rendi conto che ciò che fino ad un attimo prima c’era, adesso non c’è e che quel tempo non ritornerà. Quel momento dove capisci quante ultime volte hai vissuto senza sapere che fossero le ultime e quanto questo faccia spesso più male del vivere un’ultima volta consapevole che lo sia. Stranger Things ha unito il fantasy con il romanzo di formazione e forse proprio questo è stato il suo punto di forza. Crescere insieme ai suoi protagonisti è stato come crescere con un gruppo di amici, e come recita una delle più famose citazioni della serie “Gli amici non mentono”, e Stranger Things non lo ha fatto nemmeno sul finale.

Non ha messo sullo schermo solo finzione, ma è entrato profondamente nella realtà restituendola sottoforma di racconto fantastico.

In questo senso il singolo di Joe Keery supporta e si mescola al significato di questo finale. Sarà inevitabile riascoltare questa canzone senza ripensare almeno un po’ a questo periodo, al finale della serie, alle persone con cui abbiamo visto l’ultimo episodio, al senso di vuoto durante i titoli di coda e al momento in cui abbiamo capito che insieme a Mike, Will, Undici, Dustin, Lucas e Max siamo cresciuti anche noi.

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