Martedì 17 marzo, alle 17, l’auditorium del Santa Chiara Lab ospiterà “Music for R/existence”, un concerto condiviso che mette insieme Università di Siena, Conservatorio “Rinaldo Franci” e National Conservatory “Edward Said” della Birzeit University, con partecipazioni dalle sedi di Gaza e Betlemme. L’ingresso è libero.
L’iniziativa nasce all’interno della collaborazione Erasmus+ con le università palestinesi. Sul palco, o in collegamento, ci saranno docenti, studentesse, studenti e musicisti coinvolti in una rete che Siena coltiva da anni. L’evento si inserisce in una relazione accademica costruita nel tempo e oggi è costretta a confrontarsi con l’atrocità della guerra. Un’aggressione militare che prosegue anche contro coloro che sono lì per aiutare la popolazione o per il diritto di fare cronaca, ma prosegue anche il tentativo di non lasciare che tutto venga inghiottito dal rumore del conflitto.
Il programma prevede l’apertura con i saluti istituzionali del professor Fabio Mugnaini per l’Università di Siena, del direttore Carlomoreno Volpini e del vicedirettore Marco Del Greco per il Conservatorio Franci. Poi la musica. Dal National Conservatory “Edward Said” arriveranno interventi registrati da Gaza e in diretta da Betlemme. Da Siena suoneranno gruppi e formazioni del Conservatorio Franci: duo d’archi, duo flauto e chitarra, trio di flauti, quartetto di sassofoni, duo di percussioni.
Accanto al programma musicale si affianca una solida collaborazione istituzionale, che l’Università di Siena porta avanti con gli atenei palestinesi della Cisgiordania e della striscia di Gaza da oltre dieci anni. L’appuntamento, inoltre, presenterà la candidatura al programma Erasmus+ che il Conservatorio Franci ha avviato assieme al Conservatory of Music “Edward Said”. Riportare l’attenzione su Gaza è lo scopo principale, perché nella Striscia si continua a morire per stenti e per le aggressioni delle milizie straniere. Un dramma che resta aperto e continua a colpire le vite quotidiane, lo studio, la formazione, gli spazi culturali, la comunicazione e i medici.
Afferma il prof. Mugnaini: ” Contrapposta al fragore della guerra, la musica è il suono della pace: sulla base di questo principio, anche solo le bombe, i musicisti di Gaza hanno continuato a formare i loro studenti e le loro studentesse e a condividere sui social le registrazioni dei loro incontri: documentavano una incontenibile voglia di vita, di libertà e di pace delle nuove generazioni che non avrebbero dovuto soccombere sotto la violenza disumana che si è scatenata su di loro. Noi li abbiamo sentiti: le nostre studentesse e i nostri studenti li hanno ascoltati, le nostre istituzioni hanno risposto offrendo un aiuto che si è concretizzato in accordi e rapporti di scambio accademico, accogliendo giovani, da parte dell’Università, affinché potessero proseguire qui i propri studi e mettendosi a disposizione perché le conoscenze e le esperienze didattiche potessero fluire in tutte le direzioni, anche quando le Università e i Conservatori sono ridotti in macerie”.
“Fare musica è un gesto di pace – commenta invece Marco Del Greco, vicedirettore del Conservatorio senese – La pratica musicale abitua all’ascolto, è un esercizio quotidiano che insegna ad ascoltare noi stessi e gli altri, al rispetto e alla collaborazione. Per poter suonare bene insieme non può esserci prevaricazione o violenza. Chi decide di dedicare la propria vita alla musica lo fa perché spinto da un’esigenza di comunicare con il prossimo ad un livello diverso, più profondo rispetto al linguaggio verbale. È proprio da questa visione che nasce l’idea di questo concerto”.