Nel mezzo del cammin di nostra vita si aprirà ancora una volta la via dantesca nella città che da secoli respira pietra e lingua, marmo e memoria. Siena, il 4 aprile prossimo, sarà attraversata da un coro di voci che darà vita all’antica parola della Divina Commedia, scandita da studenti, professori e cittadini del mondo, in un gesto collettivo come un rito laico presso la Biblioteca di Area Umanistica dell’Università, in via Fieravecchia, alle ore 16:00.
Il titolo dell’iniziativa — Dieci canti (e un prologo) per Siena — svela un’intenzione nobile e non un esercizio retorico o un evento di maniera; da qui si evoca un cammino preparatorio verso l’evento cittadino Cento canti per Siena, organizzato dall’Associazione Culter di Firenze con il sostegno del Comune e dell’Università, previsto per domenica 13 aprile 2025.
Nel piccolo giardino accademico si darà voce a 10 canti selezionati attraverso una scelta calibrata de La Commedia. L’apertura, dopo una breve introduzione del Prof.re Carlo Caruso – ordinario di Filologia della letteratura italiana – come convenzione e necessità, spetta all’Inferno I, che sarà letto integralmente dal Prof.re Simone Giusti, docente di Letteratura italiana e Didattica della letteratura italiana dell’ateneo.
Seguiranno dieci tappe, declinate con rigore filologico e slancio: Inferno III, dove Dante scrive uno dei versi più politici e spietati dell’intera opera — “non ragioniam di lor, ma guarda e passa” — sarà letto da Mauro Fazzi, mentre Niccolò Sanesi darà voce a Inferno V, con la tragica vicenda di Paolo e Francesca
Si proseguirà fino agli abissi di Inferno XXX e XXXIII — letti rispettivamente Maria Quagliariello da Marilena Napolitano — Dove Mirra “che falsificò sé in altrui forma”, lacera l’equilibrio morale con la forza di un amore deforme, la cui follia esplode come “sol si rompe in un canal d’acqua”, con l’orrore di una dolcezza scellerata, travolgendo l’ordine naturale e l’ascoltatore con esso. E poi la scena, nel gelo della Torre, con Ugolino che narra il lento morire dei figli, “ché tu se’ fi’ mio, e tu mi guardi sì?”, e con quel grido spezza ogni difesa razionale, lasciando la pietà inchiodata al silenzio della morte.
Il Purgatorio si aprirà con Purgatorio I, che porta in sé la dolcezza della rinascita e la solennità del viaggio. È lì che Dante scrive uno dei suoi versi più lieti e gravi: “per correr miglior acque alza le vele / omai la navicella del mio ingegno”, che saranno decantati da Gaia Procino e Susanna Ceccarelli. Seguiranno Purgatorio XXI, dove Stazio narra la propria redenzione grazie a Virgilio — e la lettura sarà affidata ai professori Carlo Caruso e Alessandro Fo. Infine, Purgatorio XXVI, dove il fuoco diventa espiazione e desiderio, per voce di Carlotta Picchi e Lucrezia Frascolli.
Paradiso III, sarà affidato agli allievi della Penny Wirton di Siena, scuola gratuita per migranti fondata da Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi. Meissa Sauda dalla Tunisia, Abdoul Rachid Dene dal Burkina Faso, e Ndack Mbaye dal Senegal leggeranno con i volontari Fabio Celli e Stefano Vallini in un gesto radicale se non rivoluzionario, come lo fu quello di Dante nel dare voce agli eresiarchi e ai bestemmiatori, ai peccatori e ai giusti.
Nel Paradiso XIX, letto da Gabriele Latini, Dante rovescia la logica del giudizio umano, mettendo in bocca all’aquila giustiziera un canto che smentisce ogni sovranismo spirituale: “ché mille v’eran che a miglior mercede / non conosciuti a te”. È uno dei passi più alti della Commedia, dove si ribadisce che la salvezza non ha cittadinanza, ma coscienza.
A chiudere il ciclo, Paradiso XXXIII, con la mistica invocazione alla Vergine e la visione dell’“amor che move il sole e l’altre stelle”, affidato alla voce di Letizia Miozzari.
L’evento è un’azione pubblica e civile, dove pedagogia e letteratura, studio e memoria si fondono, promosso dallo stesso Dipartimento di Filologia e Critica delle Letterature Antiche e Moderne dell’ateneo senese, che vuole restituire alla cultura il compito di abitare piazze e coscienze, non solo aule e archivi, riprendendo quanto Dante dice per bocca di San Giovanni, quando scrive: “Fatti non foste a viver come bruti, / ma per seguir virtute e canoscenza”.
