La “guerra” legale tra l’industria musicale e le aziende di Intelligenza Artificiale si allarga. E nell’epoca in cui la tecnologia si evolve quasi ogni giorno, e le violazioni del diritto d’autore di moltiplicano a vista d’occhio, non ci si può aspettare niente di diverso.
Nella giornata di venerdì, 28 agosto, Sony Music Publishing e Warner Chappell Music hanno citato Anthropic davanti alla US District Court for the Northern District of California, sostenendo che la società americana (fondata nel 2021) specializzata in AI abbia utilizzato migliaia di opere protette per addestrare Claude, un assistente basato su modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM), capace di comprendere e generare testi, analizzare contenuti, risolvere problemi matematici, creare codici e supportare attività multilingue.
Entrando più nei dettagli, secondo la denuncia Anthropic avrebbe acquisito e copiato opere musicali protette attraverso torrent (file di piccole dimensioni che tramite Internet permette di condividere documenti e dati con altri utenti), web scraping (una tecnica che consente agli utenti di estrarre dati da siti online utilizzando software specializzati) e download non autorizzati.
I ricorrenti, un gruppo di entità editoriali che agiscono collettivamente come Music Publishers, descrivono la condotta contestata come “uno dei più grandi e più evidenti furti di proprietà intellettuale nella storia”. Fra i molteplici brani citati nel documento spiccano “Ain’t No Mountain High Enough” di Tammi Terrell e Marvin Gaye, “All I Want for Christmas is You” di Mariah Carey, “Eye of the Tiger” dei Survivor, “Livin’ On a Prayer” dei Bon Jovi, “September” degli Earth, Wind & Fire, “Hallelujah” di Leonard Cohen e “Paper Rings” di Taylor Swift.
Secondo l’atto, Ben Mann, ex membro di OpenAI, nel giugno 2021 ha utilizzato il protocollo BitTorrent per scaricare almeno cinque milioni di libri piratati dal sito Library Genesis, noto come LibGen, che permette a chiunque l’accesso gratuito a contenuti che solitamente sono bloccati dai paywall.
L’accusa sostiene che questi carichi includessero centinaia di raccolte di spartiti e libri di canzoni contenenti le loro composizioni, e che Dario Amodei, CEO di Anthropic, abbia espressamente dato il suo consenso ai download. Poiché gli utenti BitTorrent caricano parti di file verso gli altri mentre scaricano, la parte lesa sostiene che ogni torrent violi anche il diritto esclusivo di distribuzione degli editori.
Il nodo giuridico riguarda quindi più momenti del funzionamento dell’AI. Da una parte c’è la copia di materiale protetto utilizzato per costruire i dataset e addestrare i modelli. Dall’altra, invece, ci sono gli eventuali contenuti protetti restituiti agli utenti. Nel caso del training, l’applicazione del fair use (uso corretto o equo del copyright) statunitense deve essere valutata considerando la finalità dell’utilizzo, la natura dell’opera, la quantità copiata e anche l’impatto sul mercato: non esiste una soglia automatica che renda lecita una determinata quantità di materiale.
La questione economica è altrettanto rilevante. In caso di violazione volontaria, il Copyright Act statunitense consente danni statutari fino a 150.000 dollari per opera. Tuttavia, l’importo massimo ipotizzato non rappresenta però una somma automaticamente dovuta, poiché prima dovranno essere dimostrate le (eventuali) violazioni e stabilite sia la quantità di opere coinvolte che l’eventuale volontarietà della condotta.
L’azione di Sony Music Publishing e Warner Chappell arriva dopo altri procedimenti contro i colossi dell’AI avvenuti negli scorsi anni. Per esempio, Universal Music Publishing Group, Concord Music Group e ABKCO avevano già citato Anthropic nel 2023, ma nel gennaio 2026 hanno avviato una seconda causa contro la corporation relativa alla presunta violazione del diritto d’autore su addirittura oltre 20.000 opere.
Per la musica esiste un mercato consolidato delle autorizzazioni. Sony e Warner Chappell non contestano in assoluto l’impiego dell’AI nel settore discografico, ma sostengono che l’utilizzo delle loro opere debba avvenire attraverso accordi messi nero su bianco. È proprio questo elemento a rendere il contenzioso potenzialmente significativo per l’intero campo della musica registrata: una decisione favorevole ai publisher potrebbe aumentare la pressione sulle aziende AI affinché documentino in maniera approfondita la provenienza dei loro dataset e negozino licenze per la riproduzione dei brani.