di Luisa Marini
La pellicola è tratta dall’omonimo romanzo del 2020 di Maggie O’Farrell, coautrice della sceneggiatura insieme alla regista cino-americana Chloé Zhao, pluripremiata per l’opera prima “Nomadland”. Il nuovo film della regista è nuovamente centrato sulla figura di una protagonista femminile, Agnes, altro nome di Anne Hathaway, interpretata dall’attrice irlandese Jessie Buckley, che sposò William Shakespeare (l’attore irlandese Paul Mescal) dandogli tre figli, due femmine e un maschio. Ma il femminino qui è in equilibrio con il maschile, lo accoglie e lo rafforza.
La regia di Chloè Zhao è fatta spesso di primi e primissimi piani: la cinepresa è addosso ai personaggi cogliendone voracemente l’espressività, col risultato di un pieno coinvolgimento dello spettatore nella storia, come se fosse accanto agli attori; a volte, invece, l’inquadratura crea un effetto di allontanamento, con lenti spostamenti laterali che scoprono, o negano, la presenza delle figure sul set. La storia viene narrata suggerendo allo spettatore un piano di conoscenza trascendente rispetto al reale, inserendo simboli e metafore nella messinscena.
Agnes ci viene presentata subito profondamente legata alla natura, mentre dorme in posizione fetale accanto alle radici di un grande albero, vicino all’imboccatura di un’oscura caverna che pare scendere sotto le radici della pianta, che riapparirà in seguito nel film. La ragazza si reca ogni giorno nel bosco per cogliere erbe e radici con cui prepara rimedi naturali, come le era stato insegnato dalla madre, considerata una strega in paese, e qui vive il rapporto privilegiato con il suo falco, animale che simbolicamente esprime il potere della visione. Falco che non ferirà William, accettandolo come pari.
Sono entrambi dotati del potere trascendente della visione, e si supportano vicendevolmente: lei, toccando le mani di lui, vede il futuro, equando William entrerà in crisi, diviso tra il rapporto conflittuale con il padre e la scrittura, sarà Agnes a intuire che deve lasciare il paese per andare a Londra a sviluppare il suo talento; William immagina e scrive storie incredibili, e comunica la sua creatività ai figli giocando con loro.
Insieme, William e Agnes hanno concepito la prima figlia su un tavolo simbolicamente pieno di uova che restano intatte; lei, in seguito, partorirà da sola nella foresta. Vorrebbe fare la stessa cosa con i gemelli, ma le viene impedito dalla madre di lui, mentre durante un forte temporale l’acqua penetra in casa da sotto la porta.
Amante della vita, libera, volitiva, animata sempre da una fiducia incrollabile nella possibilità di agire, il rapporto di Agnes con la morte muta nel corso del racconto: quando partorisce morta la gemella di Hamnet, il ricordo del dolore provato da bambina per la perdita della madre compie il miracolo di far tornare in vita la piccola; quando il suo falco muore, Agnes volge il dispiacere in fiducia che il suo spirito proteggerà sempre i suoi figli. Agnes crollerà solo quando il trauma della perdita del figlio non è per lei esorcizzabile.
I gemelli crescono felici e giocano liberi scambiandosi l’un l’altro, la femmina vestendosi da maschio e il maschio da femmina; quando Judith si ammala di peste e sta per morire (un’altra volta), dato che i rimedi della madre stavolta paiono non avere effetto, Hamnet prima la rincuora ricordandole il falco, poi le si stende accanto e si scambia di nuovo con lei, ma stavolta non per gioco, bensì per salvarla dalla Morte. Quando Hamnet sul punto di morire chiama la madre disperato, gli appare il falco.
Il padre arriva troppo tardi e la moglie, sconvolta dal dolore, lo incolpa della sua assenza: le uova ora sono sode, Agnes le sguscia senza attenzione prima del violento litigio con William. I due non riescono ad affrontare il lutto insieme, William torna a Londra con un dolore trattenuto, tanto quello di lei è tempestoso.
William, ossessionato per la perdita, scrive Hamlet. All’inizio del film, una scritta aveva avvertito che, nel paese di Stratford-on-Avon, i nomi “Hamnet” e “Hamlet” erano considerati equivalenti. Agnes va ad assistere allo spettacolo furente per l’uso del nome del figlio in un’opera teatrale, ma si commuove per il modo in cui il marito ha cercato di superare il dolore.
Improvvisamente, alla fine, la potenza emozionale della storia si riversa su tutti gli spettatori, quelli sullo schermo, dentro al teatro Globe, e quelli nella sala cinematografica, come una corrente, come nella catarsi della tragedia classica. Il senso del claim del film, “Lascia aperto il cuore”, ora è chiaro.
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