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Pubblicità, Armando Testa e la "lampadina" della genialità

La mostra in corso a Siena, nel Palazzo delle Papesse, è una rara occasione per comprendere la grandezza dell’artista e la rilevanza che la grafica e il design hanno avuto nella cultura italiana.

Pubblicità, Armando Testa e la "lampadina" della genialità
La lampadina limone
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21 Gennaio 2026 - 17.59


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di Manuela Ballo

Chi dice Testa dice pubblicità. Dice, però, anche altre cose: Armando Testa oltre ad essere stato  il padre della pubblicità moderna è stato anche artista poliedrico, un maestro di comunicazione, una delle figure che hanno caratterizzato uno dei periodi più importanti dell’arte figurativa e letteraria in Italia.

La mostra in corso al Palazzo delle Papesse ne offre la più veritiera e completa dimostrazione. Ormai tutti lo conoscono per la sua formazione, influenzato dall’astrattismo e dal razionalismo del Bauhaus. Lo mostra subito la prima sala, dove spicca il manifesto del Punt e Mes (siamo nel ’60) con le sue declinazioni pittoriche, oltre ai primissimi lavori tra i quali i manifesti fluorescenti del Gotto e Il brindisi dei due re realizzati per la Carpano, fino alle campagne per Borsalino e ai manifesti per le Olimpiadi di Roma del 1960.


Quello che colpisce della mostra curata da Valentino Catricalà e Gemma De Angelis Testa sta non solo nel mostrare la completezza dei suoi lavori, ma anche nello scegliere di mostrarne alcuni marcandone aspetti particolari. Penso all’ attenzione dedicata al Testa non solo creatore e pubblicitario, ma anche pittore dedicando a questa dimensione del suo lavoro un’intera sala. È un lato meno noto dell’artista, anche se fu il suo primo linguaggio: uno spazio di libertà totale, svincolato dalle richieste di una qualsiasi committenza, dove affiorano riferimenti all’astrattismo americano e sottili richiami al mondo naturale. 

Oltre la pittura anche le campagne pubblicitarie più conosciute, come quelle per la Pirelli o per la Esso. Ecco le salette dedicate agli iconici Caballero e Carmencita presentati attraverso materiali audiovisivi attraverso vecchie televisioni a tubo catodico, il medium per le quali erano state pensate. La sua genialità e fantasia si dispiegano a pieno nelle campagne dedicate al cibo. Un esempio emblematico di questo si trova nella sala centrale del primo piano all’ interno della quale sono collocati tanti piccoli quadri in cui l’ artista immagina gli alimenti come o elementi di design: la poltrona rivestita di prosciutto crudo, il tavolo con la tovaglia di mortadella, o il divano composto da patate o ancora immagina gli elementi della natura trasformando uno scoglio sul mare in uno scoglio di parmigiano.


In un vero caveau, allestito in uno degli snodi principali della mostra, si ammira la celebre Lampadina Limone: sola, gialla nel buio totale, colpita da un unico fascio di luce. Un’immagine semplice e potentissima, che trasforma l’opera in gioiello da custodire in quanto potente metafora della capacità creativa. Uno spazio nel quale ci si potrebbe smarrire se non si fosse guidati da qual raggio che avvolge l’opera.



Oltre il caveau, la nicchia: tappezzata da oltre quattrocento disegni in una sequenza continua di forme che fa trasparire  il modo di pensare di Testa e il suo immaginario sempre in continuo movimento. 


Al  secondo piano del Palazzo, oltre alle immagini suggestive di alcuni dei suoi primi lavori per la Pirelli ( La “carica degli elefanti), la possibilità  di godersi, all’ interno di una sala finemente affrescata, uno spazio in cui la sua vita e la sua storia vengono raccontate  con un documentario che si  può seguire stando seduti comodamente su dei divanetti.

Armando Testa lascia un’impronta profonda nella cultura visiva italiana.  Non poteva esser fatto meglio di quanto è stato fatto con questa mostra prodotta da Opera Laboratori in collaborazione con Galleria Continua e TestaperTesta. Visitatela. Capirete così non solo la genialità dell’artista, ma il ruolo che la grafica e il design hanno avuto nella crescita della cultura nazionale.

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