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"Il Tempo del Giudizio" di Pistoletto a Palazzo Lombardia

L'opera mira ad omaggiare le religioni e il dialogo che si crea tra queste

"Il Tempo del Giudizio" di Pistoletto a Palazzo Lombardia
Fonte: https://cittadellarte.it/it/articles/michelangelo-pistoletto-inaugura-il-tempo-del-giudizio-a-milano-le-religioni-in-dialogo-tra-arte-spiritualita-e-responsabilita
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redazione Modifica articolo

17 Gennaio 2026 - 18.10


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Un opera che rende omaggio alle grandi tradizioni religiose e al dialogo che si crea tra di esse quella di Michelangelo Pistoletto, ammirabile fino a fine marzo nel foyer dell’auditorium Testori di Palazzo Lombardia.

“Il Tempo del Giudizio”, che i visitatori potranno ammirare per tutto il periodo delle Olimpiadi Invernali di Milano – Cortina 2026, punta a mettere le religioni di fronte a loro stesse, con ciascuna di essere rappresentata da un elemento simbolico posto di fronte ad una superficie specchiante.

L’opera è stata inaugurata alla presenza dell’artista stesso, del presidente del Senato Ignazio La Russa, del governatore lombardo Attilio Fontana, dell’assessora regionale alla Cultura Francesca Caruso, del sottosegretario regionale alle Relazioni Internazionali ed Europee Raffaele Cattaneo e anche di vari esponenti di diverse religioni.

Queste le parole dell’artista: “La mia opera pone le religioni di fronte a se stesse per un’assunzione di giudizio riflesso su quanto compiuto e quanto necessario compiere per un nuovo percorso, che superi il rischio di catastrofe finale del genere umano”.

Così invece il presidente del Senato La Russa: “Questa immagine è un inno all’amore, alla pace e anche al dialogo, al confronto”.

Il governatore Fontana ha aggiunto: “L’installazione di Michelangelo Pistoletto interroga ciascuno di noi sul tema dirimente del dialogo interreligioso, che la Regione promuove attivamente e concretamente attraverso una Consulta dedicata”.

Così ha concluso invece l’assessora Caruso: “L’opera mette al centro lo sguardo che ognuno di noi rivolge a se stesso, alla propria storia e all’altro, riconoscendo non solo ciò che divide ma ciò che responsabilmente unisce”.

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