Ex campione di Formula 1 e simbolo assoluto dello sport paralimpico, si è spento Alex Zanardi. L’annuncio è stato dato dalla famiglia. Con lui se ne va una delle figure più emblematiche dello sport contemporaneo, capace di trasformare ogni caduta in una nuova ripartenza.
Nato a Bologna nel 1966 da padre idraulico e madre sarta, Alex Zanardi è stato davvero un uomo capace di rinascere più volte. Fin da giovane nutre una forte passione per lo sport, in particolare per la velocità e il mondo dei motori. Nemmeno la tragica perdita della sorella maggiore in un incidente stradale nel 1979 lo allontana da questo sogno.
A soli 14 anni riceve dal padre il suo primo kart, dando così inizio al suo percorso. Prosegue poi nelle categorie minori fino ad arrivare in Formula 1 nel 1991 con la Jordan. Rimane nel Circus fino al 1994, correndo anche per la Lotus. Tuttavia, i risultati non sono all’altezza delle aspettative.
Decide quindi di trasferirsi negli Stati Uniti, dove si dedica alla Formula Cart, vivendo tra il 1996 e il 1998 i suoi anni migliori. Nel 1999 viene richiamato in Formula 1 da Frank Williams, ma questa seconda esperienza non si rivela fortunata. Zanardi conclude così la sua carriera nella massima serie con 44 Gran Premi disputati e un solo punto conquistato.
È proprio al volante che la vita gli presenta una sfida durissima: il 15 settembre 2001, durante una gara del campionato Champ Car al Lausitzring, in Germania, Alex Zanardi è vittima di un incidente molto violento. Dopo aver perso il controllo della vettura, viene colpito da un’altra macchina guidata da Alex Tagliani. Nello schianto perde entrambe le gambe, che devono essere amputate. Rischia di morire per la gravità delle ferite e la perdita di sangue, ma rimane sempre cosciente. Viene trasportato d’urgenza in ospedale a Berlino, dove inizia un lungo e difficile percorso fatto di dolore, interventi chirurgici e riabilitazione. Affronta 16 operazioni e ben 7 arresti cardiaci, ma riesce a sopravvivere. E non si arrende: decide di tornare a competere e a provare di nuovo l’adrenalina della gara. Si avvicina così al paraciclismo, disciplina in cui raggiunge risultati straordinari, conquistando quattro medaglie d’oro alle Paralimpiadi tra Londra 2012 e Rio 2016, oltre a otto titoli mondiali su strada.
Nel frattempo pubblica diversi libri, tra autobiografie e testi divulgativi, e ottiene grande successo anche come conduttore televisivo di Sfide. Ma il destino ha in serbo per lui un’altra prova durissima: il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in handbike, Alex Zanardi rimane coinvolto in un grave incidente sulla Statale 146, a Pienza, in Toscana. Dopo aver perso il controllo del mezzo, si scontra con un camion proveniente dalla direzione opposta.
L’impatto è violentissimo; le sue condizioni appaiono subito critiche, ma riesce a sopravvivere. Viene sottoposto a numerosi interventi chirurgici e resta in coma per oltre un mese. Successivamente affronta ulteriori operazioni e viene trasferito prima in un centro specializzato a Lecco e poi, a causa di alcune complicazioni, in terapia intensiva presso l’Ospedale San Raffaele.
Ancora una volta inizia un lento percorso di recupero: viene poi spostato a Padova e, nel gennaio 2021, riprende conoscenza. Durante tutto questo periodo, la sua famiglia, la moglie Daniela e il figlio Niccolò gli resta accanto e lo tengono al riparo dal mondo esterno.
La sua vicenda straordinaria è stata un continuo tributo alla vita, perché Alex Zanardi non aveva mai accettato l’idea di arrendersi. A mettere la parola fine è stata la sua scomparsa, annunciata dalla famiglia, dopo sei anni di durissima battaglia contro l’ennesima prova imposta dal destino.
L’ex pilota bolognese di Formula 1 e simbolo del movimento paralimpico se ne va nello stesso giorno in cui, 32 anni prima, perse la vita un altro grande delle corse come Ayrton Senna. Lascia un’eredità fatta di sfide affrontate, coraggio e straordinaria forza morale.
La sua esistenza, vissuta spesso sul filo del rischio, lo aveva portato più volte a confrontarsi con la morte, senza però mai lasciarsi sopraffare, sostenuto da una determinazione davvero fuori dal comune.