Smettiamola di chiamarla Patrimoniale e chiamiamola "Liturgia"

Una proposta che viene dal mondo greco.

Smettiamola di chiamarla Patrimoniale e chiamiamola "Liturgia"
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Maurizio Bettini Modifica articolo

25 Giugno 2026 - 17.06


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Si torna a discutere di patrimoniale, tanto per cambiare – a discuterne per non farla, ovviamente. Per uscire da questa impasse politica, avrei una modesta proposta, dettata dalla mia esperienza di classicista. Sono certo che l’autorità degli antichi, e quella della Grecia in particolare, dovrebbero essere in grado di sbloccare la situazione.

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Dunque, nella democratica Atene vigeva il principio della “liturgia”, che non aveva nulla a che fare con la liturgia religiosa nel senso che questa parola ha assunto con il cristianesimo. Al contrario, era un sistema di finanziamento pubblico attraverso cui i cittadini più ricchi erano obbligati a sostenere privatamente determinate spese di interesse collettivo, sia religiose, che militari, che culturali (gli allestimenti teatrali, per esempio). In particolare, coloro che avevano un reddito superiore alle 6000 dracme dovevano assumersi i (cospicui) costi della “trierarchia”, ossia il mantenimento per la durata di un anno di una nave trireme, il tipo di imbarcazione che costituiva il vanto della superba flotta ateniese. I patti fra i cittadini contribuenti e l’autorità pubblica erano piuttosto chiari: lo stato forniva lo scafo della trireme, così come pagava il soldo ai marinai; mentre il “trierarca” doveva accollarsi l’attrezzatura completa dell’imbarcazione (remi, vele, cordami, attrezzi), la cura dello scafo per tutta la durata della trierarchia e spesso un’integrazione al soldo dei marinai. Inutile dire che, in caso di guerra, la necessità di irrobustire la flotta, o di crearne una nuova, faceva sì che la pressione su trierarchi aumentasse. Ad esempio, dopo la fine della guerra del Peloponneso, il disastro siciliano (413 a.C.) fece sì che ci fu bisogno di ricostruire la flotta in tempi rapidissimi, chiedendo uno sforzo straordinario ai cittadini più ricchi. E così in altre occasioni.

Ora, mi dico, anche l’Europa, o anche solo l’Italia, si trova sì o no di fronte a una esigenza di “riarmo” (o di “difesa”, a seconda delle posizioni politiche) decisamente straordinaria? E allora istituiamo di nuovo la “trierarchia”, abbandonando questo ostico nome di patrimoniale, e destiniamo i soldi stanziati per il riarmo agli ospedali, alle scuole, alle ferrovie, insomma al benessere di tutti i cittadini. Vediamo dunque a quanto corrispondono oggi 6000 dracme, e se la cifra risulta troppo bassa alziamola alla bisogna. Dopo di che a ciascuno dei cittadini così individuati, ossia gli Italiani più ricchi, venga proporzionalmente imposta una “dronarchia”, una “missilarchia” una “carrarmatarchia” e così via. A occhio direi che Barilla o Del Vecchio potrebbero equipaggiare un incrociatore. Peccato non ci sia più Berlusconi, altrimenti la nostra Marina avrebbe potuto disporre di una nuova portaerei.

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