La grotta restituisce madre e figlia, ora parla la GoPro

Secondo fonti locali, le prime salme estratte dalla grotta di Devana Kandu sarebbero quelle di Monica Montefalcone e Giorgia Sommacal. Rinviato a mercoledì il recupero degli altri due sub. La GoPro recuperata potrebbe aiutare la Procura di Roma a ricostruire gli ultimi minuti dell’immersione.

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19 Maggio 2026 - 12.08


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di Lorenzo Lazzeri

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Secondo fonti locali, i primi due corpi recuperati nella grotta di Devana Kandu sarebbero quelli di Monica Montefalcone e della figlia Giorgia Sommacal. La GoPro trovata sull’attrezzatura della professoressa potrebbe aiutare la Procura di Roma a chiarire la dinamica. Rinviata a mercoledì l’estrazione degli altri due sub, Federico Gualtieri e Muriel Oddenino, già messi in sicurezza nella cavità.

Il recupero è avvenuto nel terzo segmento della grotta, a oltre 60 metri di profondità. Le operazioni sono condotte dai tre speleosub finlandesi di DAN Europe, Sami Paakkarinen, Patrik Grönqvist e Jenni Westerlund, con il supporto della Guardia Costiera maldiviana. L’ambiente resta complesso: passaggi stretti, sedimento fine sul fondo e rischio di perdita totale della visibilità in caso di movimento del fango.

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Per questo il recupero procede per fasi. Dopo l’estrazione delle prime due salme, gli altri corpi sono stati assicurati all’interno della grotta e saranno riportati in superficie mercoledì 20 maggio, salvo modifiche imposte dalle condizioni operative perché in questi casi ogni immersione richiede rebreather, gestione dei gas e decompressione controllata.

L’attenzione degli investigatori si focalizzata sui dispositivi recuperati, tra cui la GoPro di Monica Montefalcone sarebbe stata trovata ancora agganciata allo spallaccio del GAV, il suo giubbotto ad assetto variabile (parte dell’equipaggiamento standard di un sub n.r.d.). La scheda di memoria e i primi computer subacquei sarebbero stati presi in consegna dalla polizia di Malé su richiesta delle autorità italiane. Se i file saranno leggibili, potranno contribuire a ricostruire gli ultimi minuti dell’immersione, le condizioni di visibilità, l’eventuale sollevamento del fango e il ruolo delle correnti.

La nave d’appoggio Ghazee resta nell’area di Alimathaa, sopra la verticale del canale. Vento e moto ondoso complicano le operazioni in superficie, senza fermare il lavoro programmato in grotta. Le salme già recuperate sono state trasferite verso l’obitorio dell’ospedale di Malé per gli adempimenti medico-legali, il riconoscimento formale e il nulla osta al rimpatrio.

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