Come nell'arca di Noè: isolati due maschi e nove femmine per salvare la cinta senese

Gli undici esemplari trasferiti nell’isola di Pianosa. La terribile Peste Suina Africana sta producendo effetti deleteri. L’allarme del Consorzio per la Tutela. Negli occhi tutti abbiano la raffigurazione che ne ha fatto Ambrogio Lorenzetti nel Buongoverno.

Come nell'arca di Noè: isolati due maschi e nove femmine per salvare la cinta senese
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Maurizio Boldrini Modifica articolo

4 Settembre 2026 - 16.08


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E’ affidato a 2 maschi e 9 femmine, racchiusi nell’Arca di Noè, sull’isola di Pianosa, il tentativo di salvare e preservare un’intera specie, quella della Cinta Senese che è famosa nel mondo intero per le sue peculiarità e per essere diventata una sorta di simbolo della biodiversità. La situazione è, infatti, davvero grave dal momento che la diffusione della Peste Suina Africana ha fatto una strage di centinaia di capi e con il conseguente rischio che la malattia dilaghi distruggendo l’intera specie.

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A lanciare l’allarme è stato il Consorzio per la Tutela della Cinta Senese Dop ed è stato lo stesso Presidente del Consorzio, Nicolò Savigni, a sollecitare Regione e Governo a varare più rapide contromisure. Da qui la decisione di trasferire alcuni esemplari ancora sani in un luogo completamente isolato, ideale per proteggere la razza senza provocare un impatto nell’equilibrio naturale in quanto gli animali- come spiega bene un’ampio servizio Wine News– “gli animali resteranno in un’area recintata, senza contatto diretto con la vegetazione e la fauna circostanti”.

Si è discusso molto anche da parte di alcuni settori dell’ambientalismo – Legambiente Arcipelago Toscano, ad esempio- se questo sia il modo migliore per tutelare una specie correndo il rischio che ciò incida sulla natura del territorio dell’isola. L’intervento previsto tiene conto di queste osservazioni. Sono infatti previsti numerosi accorgimenti: una doppia recinzione, controlli rigidi in entrata e in uscita e sempre un certificato Audit dell’Azienda Sanitaria locale. Cioè non si tratta di un pascolo libero ma di un trasferimento di riproduttori in un ambiente confinato e controllato, come ha spiegato alla stampa la professoressa Carolina Pugliese, Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali dell’Università di Firenze. L’Arca di Noè è, dai sacri testi in poi, simbolo di salvezza dell’uomo e di tutte le specie animali. Sicuramente su quella di Noè c’era anche una coppia di maiali con il collare nero. Di questi tempi di tante altre arche avremmo bisogno, viste le condizione delle migliaia di specie di animali in estinzione e delle stesse condizioni del nostro pianeta. 

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Questa mossa può risultare decisiva per la salvaguarda della specie ma non risolve il più ampio problema del futuro della razza. Saranno risarciti gli allevatori? Sarà riconosciuto il reale valore della Cinta? La Cinta Senese non sta chiusa in quelle gigantesche porcilaie nelle quali si portano all’ingrasso i maiali che poi invaderanno i banchi dei grandi magazzini.

Mi ha ricordato giorni fa Mauro Rosati, mentre conversavamo sui temi della “Dop economy”, che la situazione è difficile e che già da anni avevano più volte sollecitato una serie di interventi per garantire davvero la salvaguardia della specie: “Si tratta di una specie che vive allo stato brado, cioè vive ovunque. Apprezziamo la qualità dei prodotti di Cinta proprio per questo, perché per sua natura nasce allo stato brado o semibrado. Ma proprio per questo è difficoltoso allevarli ed è anche per questo che è più facile che la razza sia aggredita da malattie. Per quello hanno bisogno di una particolare tutela”.

Il Consorzio chiede quindi alle istituzioni regionali e nazionali un’azione immediata e coordinata sul contenimento della fauna selvatica. Pochi lo sanno ma stiamo parlando di uno dei settori importanti dell’economia del senese e di parte della Toscana. Basta guardare  i dati: 79 allevatori, 6 macelli, 18 imprese di trasformazione e un valore economico indicativo di 5,5 milioni di euro, 70 allevamenti riconosciuti dal sistema di controllo in 8 province toscane con la maggiore concentrazione che si registra a Siena (24 allevamenti), Firenze e Grosseto (14 allevamenti ciascuna). “Sono i numeri al 31 dicembre 2025, della Cinta Senese Dop -come scrive il Consorzio-  una filiera piccola, specializzata e fortemente legata al territorio, conosciuta come una delle razze suine autoctone più antiche e rappresentative del patrimonio agroalimentare italiano”.

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La cinta senese è infatti parte dell’immaginario collettivo che ci lega al nostro passato. È ben nota l’immagine che campeggia nel Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti (1338), riprodotta nei libri e nei depliant di mezzo mondo: fuori della porta un porcaro o un contadino spinge davanti a sé e guida con un pungolo verso la città un maiale zannuto, con setole scure e con il ventre attraversato da una larga fascia chiara in corrispondenza delle zampe anteriori, tenuto legato per una zampa.

“Si tratta di una delle prime attestazioni figurative- scriveva tempo fa Gabriella Piccinni in una breve nota per il giornale- di una razza autoctona che oggi è sopravvissuta e valorizzata in Toscana e soprattutto nel Senese. Il maiale è grasso e il porcaro ha scarpe e calze; dunque, il mese cui fa riferimento l’immagine è dicembre, quello nel quale tradizionalmente avviene la macellazione, come si vede anche spesso nell’iconografia dei mesi. Il maiale fornirà le sue carni da consumare e salare e il lardo per cucinare. Dicevo che si tratta di una delle prime raffigurazioni ma non è la prima, bensì almeno la terza: la più antica è circa dell’anno 1300 e si trova in un affresco a Murau, in Stiria (Austria) ai piedi di sant’Antonio; mentre la seconda è del 1317 e si trova nel Museo di San Gimignano, sempre ai piedi del Santo, nella Maestà dipinta da Lippo Memmi. Quanto a zanne, pelo e fascia addominale, comunque, l’animale del Buon Governo è identico aquello che vediamo raffigurato più volte appena qualche anno dopo confermandone la diffusione in Toscana e in Umbria almeno dal cuore del Trecento”.

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