Come facciamo a vedere? La scienza dietro i pigmenti della visione a colori

Tre articoli pubblicati su “Science” ricostruiscono come riusciamo a vedere il mondo "a colori". A guidare il gruppo di ricerca dell'Ateneo senese il prof. Massimo Olivucci.

Come facciamo a vedere? La scienza dietro i pigmenti della visione a colori
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26 Giugno 2026 - 18.25


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Guardare il cielo, distinguere il verde di una foglia dal rosso di un frutto, riconoscere una tonalità più chiara o più scura: gesti semplici e automatici, che nascono da un meccanismo biologico rimasto a lungo in parte sconosciuto. La visione umana dipende da quattro pigmenti. Uno è dedicato alla visione monocromatica notturna, mentre gli altri tre permettono di percepire i colori durante il giorno. Nel 2000 era stata descritta per la prima volta la struttura molecolare del pigmento responsabile della visione in condizioni di scarsa luce. Restavano da considerare meglio i pigmenti collegati alla percezione del blu, del verde e del rosso. Dopo ventisei anni di ricerche quel vuoto è stato finalmente colmato. Tre articoli pubblicati il 24 giugno 2026 sulla rivista “Science” presentano le strutture molecolari dei pigmenti che permettono di vedere i colori, spiegando come riusciamo a distinguerne le diverse tonalità.

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A uno degli studi, dedicato ai pigmenti responsabili della percezione del verde e del rosso, ha partecipato il gruppo dell’Università di Siena guidato dal professor Massimo Olivucci, docente del Dipartimento di Biotecnologie, Chimica e Farmacia. Con lui hanno lavorato i ricercatori Xuchun Yang, primo autore dell’articolo e Filippo Sacchetta. La ricerca è stata condotta in collaborazione con il Nagoya Institute of Technology e la University of Tokyo. Il contributo del gruppo senese ha riguardato la costruzione di modelli quantistici dei pigmenti verde e rosso del primate Macaca fascicularis. Attraverso metodi di calcolo sviluppati anche nei laboratori dell’Ateneo i ricercatori hanno individuato quali fattori strutturali, in particolare gli amminoacidi, determinano il tipo di colore percepito.

“Questi risultati”, spiega Olivucci, “rispondono ad alcune delle domande fondamentali nel campo della chimica bio-organica e della biofisica, aiutandoci a comprendere i processi evolutivi che hanno plasmato i pigmenti visivi”. Il tema sarà al centro della ventunesima edizione della International Conference on Retinal Proteins, in programma a Siena dal 14 al 19 settembre 2026. La conferenza riunirà esperti internazionali per discutere i più recenti progressi nello studio delle proteine sensibili alla luce, tra cui i pigmenti visivi.

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