Sono sessant’anni dall’esordio di Caterina Caselli con Nessuno mi può giudicare al Festival di Sanremo. Era il 27 gennaio 1966 ed una giovanissima (appena ventenne) cantante modenese, assieme al già famoso statunitense Gene Pitney – già autore di Hello Mary Lou portata al successo nel 1961 da Ricky Nelson – fece sentire per la prima volta al grande pubblico una canzone destinata a diventare uno dei capisaldi della musica italiana.
Nessuno mi può giudicare si classificò al secondo posto in quel Festival, dietro solo a Dio, come ti amo, interpretata da Domenico Modugno e da una ancora più giovane Gigliola Cinquetti. Di quel Sanremo è rimasto iconico anche, e soprattutto, il look di Caterina Caselli, con un’acconciatura ideata dai celebri parrucchieri milanesi Vergottini che le valse il soprannome di ‘Casco d’Oro’.
La canzone, scritta inizialmente per Adriano Celentano che però la rifiutò, si trasformò subito in un musicarello, film musicale incentrato su un cantante. Dopo una serie di successi come Perdono, canzone con la quale vinse il Festivalbar, sempre nel 1966, nel 1975 Caselli decise di abbandonare la carriera di cantante per dedicarsi invece a quella di produttrice discografica e talent scout.
Da lei sono stati lanciati artisti illustri del calibro di Elisa, Negramaro, Andrea Bocelli, Malika Ayane e tanti altri ancora. A sessant’anni dalla canzone che ha battezzato e consacrato Caterina Caselli, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani la celebra con una voce specifica nell’appena pubblicata Enciclopedia della Musica Contemporanea.
