Tra le teche del Museo Arcidiocesano di Breslavia, in Polonia, nella mummia di un bambino di circa otto anni è stato scoperto, sotto gli strati delle bende, un segreto che solo la tecnologia moderna è riuscita a individuare.
La svolta è arrivata grazie a un progetto di ricerca avviato nel 2023 dall’Università di Breslavia. Sotto la guida della professoressa Agata Kuala, il team di esperti ha deciso di sottoporre il corpo a una serie di esami radiologici e tomografie computerizzate ad alta risoluzione. Quello che è emerso dai monitor è che, all’interno del torace del bambino, sopra il cuore, si trova un oggetto sconosciuto che non appartiene alla struttura anatomica originale.
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Digital Applications in Archaeology and Cultural Heritage, mostrano le scansioni che hanno confermato la rimozione del cervello per via transnasale e l’uso di resine imbalsamanti concentrate soprattutto sul viso e sul collo. Tuttavia, la scoperta più interessante è la piccola anomalia nel petto: secondo le prime elaborazioni software, l’ipotesi più suggestiva è che possa trattarsi di un rotolo di papiro.
In quell’epoca non era raro che i defunti venissero accompagnati da formule rituali, preghiere o dal nome stesso della persona, scritti per proteggere l’anima nel pericoloso viaggio verso l’aldilà. Altri esperti, intervenuti nel dibattito sollevato dalla testata specializzata Arkeonews, suggeriscono invece che possa trattarsi di un amuleto, un oggetto magico posizionato strategicamente dagli imbalsamatori per garantire l’integrità eterna del giovane defunto. Tuttavia, c’è il problema dell’impossibilità di estrarre l’oggetto.
Il rivestimento della mummia è in buono stato ma molto fragile: provare ad aprirlo significherebbe distruggere il reperto. La sfida degli scienziati è quindi fare “archeologia virtuale”, ovvero cercare di leggere il contenuto del papiro senza srotolarlo, utilizzando algoritmi capaci di leggere l’inchiostro sulla fibra ormai mineralizzata.
L’altro mistero della mummia, oltre alla pergamena, è la morte del bambino: infatti, le analisi ossee non hanno rivelato traumi o segni evidenti di malattie degenerative, lasciando il dubbio su come sia avvenuta la morte prematura del piccolo abitante dell’antico Egitto, due millenni fa. Poi c’è il problema dell’identificazione: con la mancanza di archivi storici, perduti nei bombardamenti della Seconda guerra mondiale, gli esperti non riescono a dare un nome e un volto al ragazzo.
I vari misteri che circondano la mummia di Breslavia, per ora, rimangono tali: per scoprire la verità su questo reperto storico, dobbiamo aspettare l’avanzamento delle nuove tecnologie.
