Sprecare risorse per disinformare

Un manifesto, apparso sulla vetrata del circolo di Fratelli d’Italia sopra casa, mi ha portato a riflettere ulteriormente sui costi ‘nascosti’ dell’intelligenza artificiale. Forse sì, non dovrebbe poter essere utilizzata da chiunque.

Sprecare risorse per disinformare
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Agostino Forgione Modifica articolo

4 Marzo 2026 - 17.04


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Ho un circolo di Fratelli d’Italia proprio sopra casa. Da un paio di settimane a questa parte, all’incirca, affissi alle vetrate sono iniziati a comparire una serie di manifesti elettorali a sostegno del sì. Alcuni di questi, nel loro essere grotteschi sia ben chiaro, sono addirittura riusciti a strapparmi un sorriso. Uno però ha attirato la mia attenzione più di tutti, ovvero quello in copertina. Non si tratta di una novità assoluta, essendo stato prodotto in occasione di Atreju, ma io – come credo molti altri – l’hanno visto solo ora. Nell’immagine – ovviamente generata per mezzo di AI – è ritratta un’antifa dei centri sociali (come piace chiamarli a loro) che bacia un magistrato in vesti solenni. Tralasciando volontariamente ogni riflessione su quanto un contenuto di questo tipo sia becero e volutamente traviante, un altro aspetto mi ha fatto riflettere.

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Produrre l’immagine in questione, come qualsivoglia altra operazione di cloud computing, ha avuto un costo. Lo ha da un punto di vista energetico, di risorse ed economico. Più volte abbiamo infatti scritto come i big della tecnologia, inclusi i nuovi attori come OpenAI, consumino più elettricità di alcuni piccoli stati. È un qualcosa di cui non ce ne rendiamo conto, non dovendo mettere direttamente mano al portafogli, ma è così. La richiesta di una sempre maggiore potenza di calcolo, poi, negli ultimi mesi ha portato a un vertiginoso aumento del costo delle memorie ram per il mercato consumer, dato che una buona parte della produzione dei moduli di memoria viene destinata ai data center. E in parte la colpa è proprio delle interazioni ‘inutili’ che abbiamo con l’intelligenza artificiale, che hanno solo costi senza offrire alcun vantaggio concreto. Ne sono un esempio i contenuti brainroot – video e meme surreali e privi di senso – che circolano sui social.

Tuttavia c’è un utilizzo ancora più ignobile: quello di utilizzare l’AI per creare contenuti non solo inutili, ma addirittura deleteri. Contenuti che giocano su volgari stereotipi e sull’ignoranza della gente per imbonirla come il più truffaldino dei mercanti e trarne un guadagno personale. E quello in copertina è un fulgido esempio. Uno spreco di risorse vero e proprio che non solo non apporta alcun beneficio, ma addirittura danneggia. Mi sovviene una domanda ascoltata in occasione di un dibattito sul tema. Estendere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a chiunque è un bene o un male?

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