Raymond Banks era un uomo semplice. Allevava polli in una località della California che si chiamava “I Pascoli del Cielo”, ed era davvero uno spettacolo vedere quelle candide torme di pennuti mentre sciamavano nei verdi campi di alfalfa. Raymond Banks era un uomo talmente pacifico che ogni anno, per Natale, toccava invariabilmente a lui vestirsi da Santa Claus per far divertire i bambini. Dal suo ranch usciva di rado, o almeno così asserisce John Steinbeck, lo scrittore che ci racconta la sua storia (I pascoli del cielo, IX). I vicini lo conoscevano solo per la sua straordinaria abilità nell’ammazzare i polli, una dote che si manifestava in particolare quando, una volta l’anno, invitava tutti quanti per uno straordinario barbecue. E poi anche per un altro motivo, certo meno usuale.
Da bambino Banks era stato compagno di scuola del futuro direttore di San Quintino, il carcere che sorge sulla costa nord della Baia di San Francisco. Negli anni lui e il direttore avevano continuato a scriversi, e ogni tanto l’amico lo invitava ad assistere a un’esecuzione. Raymond era molto fiero di questa amicizia. Ogni volta che l’invito arrivava, lui partiva addirittura il giorno prima, per passare la serata in casa del direttore, bere birra e parlare invariabilmente delle stesse cose: questo o quell’aneddoto di scuola, i vecchi compagni. Il giorno seguente, dopo un buon sonno, Raymond entrava con gli altri nell’ufficio del direttore da cui, compiute le formalità, tutti insieme accompagnavano il condannato nella camera del supplizio. L’impiccagione in sé non era importante per Raymond, gli piaceva piuttosto quell’atmosfera netta, acuta, che l’accompagnava. Essere là gli procurava una specie di emozione sacra, molto più forte di quella che provava in chiesa, e una volta avvenuta l’esecuzione Raymond si sentiva incredibilmente vivo. Era il momento in cui tutti ridevano più forte, e bisognava vedere come prendevano in giro il solito reporter novizio che era svenuto o era scappato piangendo dalla stanza. Poi si andava a pranzo.
Tutto continuò nello stesso modo, nei Pascoli del Cielo, finché a Bert Monroe non venne l’idea di chiedere a Raymond se avrebbe potuto accompagnarlo a San Quintino per assistere anche lui a un’esecuzione. Bert non sapeva perché avesse chiesto una cosa simile, un minuto dopo già se n’era pentito, solo che ormai era tardi. Raymond scrisse all’amico direttore, ottenne il secondo invito e un sabato pomeriggio se ne arrivò al ranch dei Monroe per comunicare la notizia. Ma Bert, imbarazzato, cominciò a fargli strane domande. Voleva sapere se era vero che un condannato impiegava più di quindici minuti a morire, e poi anche come faceva – se lottava molto, cioè, e se dava strattoni. Raymond rispose che non sapeva, non ci aveva mai fatto caso. Il condannato era tutto incappucciato, comunque gli pareva che fosse più una specie di fremito, non dei veri e propri strattoni. Poi Bert raccontò a Raymond una strana storia: di come lui da bambino avesse visto ammazzare un pollo, e da quel momento in poi non avesse più potuto mangiare pollo in vita sua. Raymond era sbalordito. Come poteva esserci qualcuno che non mangiava pollo? E poi, cosa c’entrava questo con l’esecuzione?
‘Vedi’ continuò Bert ‘se io non riesco nemmeno ad assistere all’uccisione di un pollo, come potrei assistere al supplizio di un uomo?’ Bert si infuriò. ‘Che bisogno c’è di raccontarmi del pollo?’ gli gridò ‘Dimmi che hai paura e basta’ ‘Ti ho raccontato quella storia’ rispose Bert ‘solo per farti comprendere meglio il mio stato d’animo. Se tu avessi solo un po’ di immaginazione, io non avrei avuto bisogno di raccontarti nessuna storia, avresti capito da solo. Ma tu non hai immaginazione. Del resto, se avessi un po’ di immaginazione non andresti là neppure tu.
Già, se Raymond Banks avesse almeno un po’ di immaginazione. Forse basterebbe solo questo.
