Francesco, tanto amato dal cinema per il suo carisma

A 800 anni dalla morte, la figura del Poverello d'Assisi così potente e affascinante nella settima arte e nei suoi interpreti ha trovato il suo proprio luogo, capace di declinarlo col mutare dei tempi. Un'articolata rassegna sulle molte pellicole che lo hanno visto come protagonista.

Francesco, tanto amato dal cinema per il suo carisma
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4 Ottobre 2026 - 10.18


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di Caterina Abate

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Pochi santi dispongono di un racconto agiografico così cinematografico quanto quello di Francesco d’Assisi. Un ragazzo della buona borghesia che dopo anni vissuti nel lusso, al ritorno dall’esperienza della guerra sceglie di lasciare tutto, vivere in povertà tra gli ultimi, in congiunzione con la natura, facendosi voce del messaggio evangelico. Una storia che ha affascinato la macchina da presa e i suoi cineasti sin dalle origini, creando versioni di Francesco e del francescanesimo visti inevitabilmente con gli occhi del momento. Ogni tempo insomma si è trovato ad avere il suo proprio personale Poverello d’Assisi. Ed è così che si intitola la prima pellicola dedicata a san Francesco: siamo nel 1911, a girarlo è Enrico Guazzoni, per i cinquant’anni dell’Unità d’Italia. Il paese si era fatto, gli italiani meno, e i 443 metri di celluloide servivano a delineare una sorta di eroe religioso capace di fare da legante per tutto un popolo. L’incontro della vita del santo con il sultano al-Malik era poi un perfetto amo al fine di evocare crociate contro gli infedeli, mentre l’Italia dell’epoca tentava di inventarsi potenza coloniale in Libia. 

Il 1918 è la volta di Frate sole, di Ugo Falena e Mario Corsi, una visione pienamente simbolista dell’agiografia francescana, in conformità con il gusto del tempo, che immerge il santo nella tumultuosa umanità medievale.

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L’avvento del fascismo non tarderà a piegare la figura del santo d’Assisi alla sua propaganda, nel tentativo di ingraziarsi la chiesa esaltando al contempo italianità, disciplina religiosa e spiritualità nazionale: è Frate Francesco, il film di Giulio Antamoro del 1927 ad assolvere a questo compito. Il 4 ottobre 1926 si erano celebrati i 700 anni dalla morte del santo, un anno prima Mussolini aveva parlato di Francesco come il più santo dei santi, mentre d’Annunzio ne diceva “il più italiano dei Santi, il più santo degli Italiani”.

Finalmente conclusa la guerra, in un paese in maceria, arriva Francesco giullare di Dio di Roberto Rossellini. È il 1950 e la pellicola presentata alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ha una sceneggiatura firmata da Federico Fellini, Brunello Rondi, Rossellini stesso, che la traggono da I fioretti di san Francesco e La vita di frate Ginepro, tra i primi compagni del frate di Assisi. Il film è a episodi con veri frati francescani a recitarlo, si incardina per narrazione e struttura nella dialettica del neorealismo. Rossellini presenta un santo in antitesi con il cattolicesimo del presente, il suo Francesco con la sua comunità si fa povero tra i poveri e per i poveri, a cui trasmette il messaggio evangelico con gioia e semplicità. Una santità tutta umana quella di Francesco e dei suoi fratelli, raccontata da Rossellini priva di enfasi agiografica.

Diversa via interpretativa il Francesco d’Assisi di Michael Curtiz, uscito nel 1961: la grande biografia del santo diviene kolossal hollywoodiano, appiattendone alla fine la potenza evocativa.

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La prima volta che Liliana Cavani si approccia alla storia di Francesco è il 1966, nella sua carriera succederà altre due volte (1989 e 2014) andando a costituire una vera e propria trilogia interpretativa della vita del santo. Francesco d’Assisi è una miniserie televisiva diremmo oggi, sceneggiato RAI si diceva allora. Eppure inizialmente quello che era stato chiesto alla regista era un documentario sulla figura di Francesco. Si tramutò in film dopo che Cavani avvicina la biografia del santo attraverso gli studi dello storico medievista Robert Sabatier. Il risultato di questa primo approccio della regista è un San Francesco dai tratti contemporanei e dal sapore ribelle, quasi in anticipo col ’68.

Ma nel maggio del 1966 esce anche Uccellacci e Uccellini, film di Pier Paolo Pasolini, con Totò e Ninetto Davoli, non propriamente su Francesco (che appare in scena per poco tempo), ma che trasmette un francescanesimo pasoliniano, di matrice marxista, con una riscrittura delle Laudes in romanesco. 

Uccellacci e Uccellini, Pier Paolo Pasolini 1966

Il 1971 è l’anno in cui Franco Zeffirelli si approccia alla storia del poverello d’Assisi, con Fratello Sole, sorella Luna, girato tra l’Umbria, la Toscana e il finale al duomo di Monreale. Il Francesco di Zeffirelli è risemantizzato alla luce di una chiara influenza della controcultura hippie che è però dal regista ormai digerita e resa mero canale estetico, più che sostanza credibile.

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A ventitré anni dalla prima volta Liliana Cavani nel 1989, torna nuovamente alla storia del santo: esce così il film Francesco, interpretato da un insolito Mickey Rourke. Il pretesto narrativo parte dal ricordo dei confratelli del Poverello di Assisi di momenti della vita del santo, morto ormai da diversi anni. 

Francesco, Liliana Cavani 1989

L’ultimo pezzo della trilogia francescana di Liliana Cavani giunge nel 2014, con le serie in due puntate intitolate ancora come il precedente Francesco. È la chiosa finale della regista che con l’evoluzione del suo sguardo nel mutare dei tempi ha evoluto contemporaneamente anche la sua interpretazione del santo, tratteggiando il profilo del poverello d’Assisi che da ribelle (1966) si fa santo proprio perché profondamente umano e capace di trascendere il dolore in Cristo (1989), fino a al più recente Francesco (2014) che torna pensatore, silenzioso e per questo strumento di pace.

Nel 2016 i registi Arnaud Louvet e Renauld Fely realizzano un Il sogno di Francesco, con Elio Germano nei panni del protagonista e Alice Rhorwacher in quelli di Chiara. La scelta dei cineasti francesi è quella di rappresentare con qualche libertà di troppo l’antitesi tra l’utopista sognatore Francesco e il pragmatico suo vicario Elia, nella contingenza dell’approvazione della Regola francescana da parte di Innocenzo III.

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Il sogno di Francesco, Arnaud Louvet e Renauld Fely 2016

Nel 2020 esce il cortometraggio animato Francesco di Lisa Arioli e Luca Fernicola. In una sorta di ringkomposition con il Poverello d’Assisi del 1911, ritorna la centralità dell’incontro con il sultano al-Malik, questa volta in una chiave opposta di comunione e pacificazione tra popoli.

La lista dei prodotti cinematografici e televisivi dedicati a Francesco d’Assisi per la verità potrebbe ancora continuare, dimostrando ancora come la sua figura nonostante gli 800 anni dalla morte sia ancora così potente e affascinante da travalicare i tempi.

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