Fur free ma non animal free: il compromesso per le pellicce nella moda contemporanea

Dalla storia aristocratica della pelliccia al ritorno vintage della Gen Z: come cambia il significato di uno dei capi più controversi della moda.

Fur free ma non animal free: il compromesso per le pellicce nella moda contemporanea
Preroll AMP

redazione Modifica articolo

21 Maggio 2026 - 17.16


ATF AMP

di Giuseppe Christopher Catania

Top Right AMP

L’amletico dubbio di una donna: me la metto o no la pelliccia di mia nonna? Oggi si torna a parlare di sostenibilità nella moda, specie per quella che sarà la nuova edizione della Milano Fashion week. Infatti, il 15 maggio 2026 la Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) ha annunciato delle nuove linee guida su base volontaria riguardanti l’uso della pelliccia durante le sfilate della Milano Fashion Week a partire da settembre 2026. 

Secondo quanto riporta CNMI, l’iniziativa tiene conto dell’evoluzione del quadro normativo in materia di benessere animale. Infatti, invita i brand che intendono partecipare alla Milano Fashion Week a non presentare durante le sfilate capi di abbigliamento, accessori o qualsiasi elemento con pelliccia. 

Dynamic 1 AMP

Il presidente della CNMI, Carlo Capasa sostiene che “Questa iniziativa conferma la volontà di CNMI di accompagnare l’evoluzione del sistema moda con equilibrio e consapevolezza, in coerenza con gli indirizzi strategici che stiamo portando avanti”. 

Nel corso della storia possedere una pelliccia è stato sinonimo di appartenenza a una classe sociale elevata. Successivamente è diventata il must have del ceto medio, grazie a una maggiore accessibilità, fino ad arrivare a oggi, in cui è sempre più “bandita” dal mondo della moda e dalla società. Andando ancora più indietro nel tempo, la pelliccia veniva utilizzata dagli uomini primitivi non come simbolo di status, ma semplicemente per proteggersi dal freddo.

Con il passare dei secoli, la pelliccia femminile assunse anche un valore simbolico e iconografico, diventando attributo di divinità ed eroi della tradizione greca, da Zeus ad Atena. Impossibile non evocare, in questo immaginario, le celebri “Veneri in pelliccia”, emblema di fascino, potere e seduzione. Parallelamente, contadini e classi rurali continuavano invece a utilizzare le pelli animali per esigenze pratiche, legate al lavoro e alla protezione dalle intemperie. Per molti secoli, infatti, la pelliccia rimase principalmente associata a una funzione pratica più che a un concetto di lusso.
Furono i persiani a trasformarla progressivamente in un simbolo di ricchezza e prestigio. In seguito anche Carlo Magno, in Francia, era solito indossare vesti foderate di pelliccia durante le cerimonie solenni, contribuendo a consolidarne l’immagine come emblema di potere e lusso. Da quel momento gran parte di sovrani e cortigiani iniziarono a utilizzare la pelliccia come forma di ostentazione sociale.

Dynamic 1 AMP

Il mito della pelliccia approda poi nei primi anni del Novecento come espressione di opulenza ed eleganza. Negli anni Quaranta, la difficoltà di reperire materiali come la lana contribuì ulteriormente alla diffusione della pelliccia, anche se spesso utilizzata soltanto come dettaglio decorativo. Gli inserti in vera pelle animale iniziarono così a comparire sempre più frequentemente su colli, polsi e spalle, diventando elementi distintivi del guardaroba femminile. Nel secondo dopoguerra, modelli come coprispalle e mantelle si trasformarono in autentici oggetti del desiderio. A rafforzarne il fascino contribuì anche il nascente star system cinematografico: icone come Rita Hayworth e Betty Hutton ne fecero un simbolo di femminilità sofisticata e glamour. Gli anni Cinquanta segnano infine una profonda trasformazione sociale, favorita dal clima di benessere e rinascita del dopoguerra. È in questo periodo che la pelliccia smette di essere un privilegio esclusivamente aristocratico per entrare nel guardaroba della donna comune e della crescente borghesia. Diventa così simbolo di benessere economico, eleganza e ascesa sociale. Pur restando un capo costoso, la sua diffusione coinvolge una fascia di pubblico molto più ampia rispetto al passato, trasformandola in uno degli emblemi più desiderati della moda femminile.

Successivamente agli anni d’oro della pelliccia, si è sviluppata una nuova fase segnata da slogan, manifestazioni e proteste volte a sensibilizzare l’opinione pubblica contro l’uso di animali per l’abbigliamento. Le lotte animaliste si sono concentrate soprattutto contro allevamenti e uccisioni di animali come visoni, ermellini, volpi e cincillà. Tra le iniziative più note si ricorda quella del 1996 con Marina Ripa di Meana a sostegno della campagna dell’Ifaw contro l’uso delle pelli di foca.

Progressivamente, l’opinione pubblica ha iniziato a sensibilizzarsi e il sistema moda ha intercettato una nuova domanda: capi capaci di mantenere l’estetica della pelliccia senza ricorrere a materiali di origine animale. Nonostante questa crescente attenzione etica, la pelliccia ha continuato a mantenere una forte rilevanza commerciale e simbolica, restando tra i prodotti più richiesti nei primi anni 2000. In parallelo, i brand hanno progressivamente sostituito la pelliccia animale con alternative sintetiche. Tuttavia, questi materiali derivati dal petrolio – come fibre acriliche e tessuti plastici – hanno sollevato nuove criticità ambientali. Si è così aperta una contraddizione: da un lato la tutela degli animali, dall’altro l’impatto delle microplastiche sull’ambiente. Alcuni marchi hanno cercato soluzioni alternative. Stella McCartney, ad esempio, nella collezione Fall-Winter 2020/2021 ha presentato la Koba Fur-Free Fur, una proposta realizzata con fibre vegetali e materiali riciclabili e biodegradabili.

Dynamic 1 AMP

Negli ultimi anni la Gen Z ha riscoperto il second hand, trasformandolo in una forma di espressione personale e consapevole. Sempre più giovani frequentano mercatini e negozi vintage alla ricerca di capi unici e sostenibili. In questo contesto, anche le pellicce sono tornate d’interesse, ma con una prospettiva diversa: non più simbolo di status o lusso, bensì oggetto di recupero e riuso. Molti giovani scelgono, infatti, di reinterpretare vecchie pellicce di famiglia, dando loro nuova vita attraverso lo styling e il vintage revival. Le nuove linee guida della Camera Nazionale della Moda Italiana riaprono infine il dibattito sulle contraddizioni del sistema moda contemporaneo. Se da un lato la scelta di scoraggiare le pellicce durante la Milano Fashion Week rappresenta un segnale etico, dall’altro resta aperta la distinzione tra pelliccia e pelle destinata al cuoio.

Il nodo centrale riguarda quindi il concetto stesso di sostenibilità: se l’obiettivo è ridurre l’uso di materiali di origine animale per ragioni etiche, la separazione tra pelliccia e pelle rischia di apparire più culturale e commerciale piuttosto che realmente coerente sul piano etico.

FloorAD AMP
Exit mobile version