I settecento anni in stile tirolese del mercato nel Campo di Siena

Erano i primi anni del Duecento quando il Comune di Siena si dette prime regole per l’uso funzionale, dignitoso e ordinato di quell’area all’interno delle mura chiamata il Campo e adibita a mercato

I settecento anni in stile tirolese del mercato nel Campo di Siena
Piazza del Campo a Siena
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Gabriella Piccinni Modifica articolo

5 Dicembre 2023 - 12.56 Globalist.it


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Erano i primi anni del Duecento quando il Comune di Siena si dette prime regole per l’uso funzionale, dignitoso e ordinato di quell’area all’interno delle mura chiamata il Campo e adibita a mercato, con appositi custodi che esercitavano manutenzione e sorveglianza, denunciando chiunque sporcasse o ingombrasse l’area accatastando materiali. 

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Molte delle norme attentissime che regolavano la vita del mercato furono solennemente descritte nel 1309-10 nel Costituto, uno dei più antichi statuti in volgare di una città italiana, se non il primo in assoluto. Scopriamo da quella superba raccolta di leggi che a terra o sui banchi, sotto le tende, divisi in file regolari, controllati nelle misure e negli spazi perché non creassero ostacoli al transito verso il palazzo del Comune, uomini e donne vendevano nel Campo le merci più varie, dalle calzette agli aghi, dalle cuffie al pane, dai buoi alle candele, dalla frutta ai prodotti dell’orto, dal pesce ai barili, dai panni ai pettini, dalla paglia alle spade. Così nel 2009, per festeggiarne i 700 anni di vita di questa opera monumentale, venne realizzato proprio un mercato della tradizione e delle eccellenze senesi riportando nel Campo quello che era stato il mercato settimanale ad inizio del XIV secolo. 

Fu una operazione ben calibrata, che non mirava a riprodurre una rievocazione storica in senso stretto, ma proponeva un mercato costituito dai prodotti della tipicità locale che comunque si ispirassero, in una sorta di moderna proiezione, a quelle che erano le caratteristiche del mercato medievale. La peculiarità di questo mercato stava nel giusto equilibrio tra l’aspetto commerciale e quello culturale, condizione essenziale affinché l’evento meritasse di essere ospitato in uno spazio di così altro valore quale piazza del Campo. L’operazione fu resa possibile grazie alla ricchezza delle fonti documentarie senesi che consentirono ad alcuni esperti (primo tra tutti Maurizio Tuliani) di ricostruire con precisione come era strutturato il mercato senese ad inizio Trecento. 

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Nell’allestimento, quindi, venne riproposta l’organizzazione del mercato indicata dalla documentazione senese dell’epoca. La piazza venne occupata solo in quelle aree indicate dalla normativa (furono occupate le aree antistanti il Porrione e quella centrale, mentre la parte verso il Casato restò vuota perché al tempo ospitava il mercato del bestiame) con il medesimo allineamento dei banchi (disposti per file “rette”) e le distanze per il passaggio dei visitatori. 

Si predispose inoltre la distinzione tra due grandi aree di vendita, quella alimentare e quella merceologica e al loro interno il raggruppamento per tipologie di prodotti. 

Anche nel selezionare gli operatori si seguì il criterio della qualità e della tipicità, privilegiando i prodotti di aziende del territorio, ma ospitando, come poteva avvenire in passato, anche eccellenze delle terre limitrofe. I prodotti furono esposti su dei supporti per la vendita che si rifacevano a quelli dell’epoca e in sintonia con il decoro della piazza. Alcuni artigiani, a loro discrezione, arricchirono il mercato eseguendo dal vivo le loro lavorazioni. E come le botteghe di artigiani che ad inizio Trecento si affacciavano sul Campo, gli esercizi commerciali intorno alla piazza poterono inserirsi nell’evento esponendo all’esterno i loro prodotti o offrendo cibi e bevande ai visitatori. Fu allestita una pannellistica (esposta davanti al palazzo comunale) che ripercorreva la storia del mercato e furono prodotti dei dépliant informativi che sintetizzavano il contenuto storico e informavano sulla moderna distribuzione dei venditori e le caratteristiche dei prodotti in vendita.

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Questo racconta la storia: quella di settecento anni fa quando il mercato fu regolamentato; quella degli anni Sessanta del secolo scorso quando venne spostato per preservare un ambiente così prezioso; quella dal 2009 quando, con misura, il mercato tornò a fare la sua comparsa nella piazza.

Oggi, non solo a Siena ma in molte città italiane, tante delicate specificità sono annullate dalla omologazione delle casette di legno tipiche dei ‘mercatini natalizi’ in stile tirolese. 

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