La presenza di “Dau”, il film di Illya Khrzhanovsky selezionato in concorso per l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha aperto un confronto tra il ministero degli Esteri ucraino e la Biennale di Venezia. A ricostruire la vicenda è Francesca Pierleoni.
La contestazione è partita da Kiev, che ha definito la presenza del film un “segnale estremamente preoccupante”, sostenendo che la selezione di un progetto ritenuto legato allo Stato russo e alle sue reti di influenza sia particolarmente problematica mentre continua la guerra contro l’Ucraina. Il ministero degli Esteri ha richiamato anche la distruzione del patrimonio culturale e dell’identità nazionale ucraina.
Nel quadro ricostruito da Francesca Pierleoni, Dau è un progetto artistico e cinematografico nato nel 2006. In origine Khrzhanovsky lo aveva concepito come un film dedicato al fisico sovietico Lev Landau, ma l’ampiezza del materiale prodotto ha progressivamente trasformato il progetto. Per le riprese venne costruito a Kharkiv, nell’Ucraina orientale, un grande set destinato a riprodurre un istituto di ricerca sovietico.
La risposta della Biennale è arrivata attraverso una nota che contesta le accuse ucraine e precisa la natura del film. Dau, sottolinea l’istituzione veneziana, è una produzione tedesca, coprodotta da Francia e Svezia e finanziata da Arte, WDR, Swedish Film Institute e Hubert Bals Fund dei Paesi Bassi.
Anche la posizione personale del regista viene indicata come elemento centrale nella replica della Biennale. Khrzhanovsky non è cittadino russo: ha rinunciato alla cittadinanza russa e possiede quelle tedesca, britannica e israeliana. La sua opposizione all’invasione russa dell’Ucraina, aggiunge la Biennale, è nota dall’inizio del conflitto. La Russia lo ha inoltre inserito nella propria lista di “agenti stranieri”, accusandolo di attività contro lo Stato e collegando il suo lavoro a operazioni terroristiche.
La Biennale richiama infine l’esperienza dell’organizzazione XY, fondata nel 2023 da Khrzhanovsky insieme al giornalista Mickhail Zygar con l’obiettivo di contrastare la propaganda russa e sostenere iniziative culturali indipendenti contro la guerra in Ucraina. Nel febbraio 2024 l’organizzazione è stata dichiarata “indesiderata” dalla Procura Generale russa.
Secondo la posizione espressa dall’istituzione veneziana, Dau si configura come un atto d’accusa contro i sistemi totalitari e contro la loro intrusione nella vita degli individui e nella loro libertà. La Biennale precisa inoltre che Sergey Adoniev, coinvolto in una fase del progetto ventennale, non ha contribuito al film presentato a Venezia: il progetto e Adoniev si erano separati nel 2019.
Inoltre, per concludere, la Biennale sottolinea che la provenienza geografica e la nazionalità non sono e non saranno mai criteri per decidere l’esclusione di un partecipante.
