Una delle opere più suggestive del Novecento è finalmente tornata al suo massimo splendore. Nella giornata di giovedì, 28 maggio, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia ha annunciato di aver concluso il progetto di studio, ricerca e conservazione intitolato “Composizione n.1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939“, che ha permesso di riportare il famoso dipinto al suo “aspetto” originale, preservando sia gli elementi materici che quelli cromatici caratterizzanti lo stile inconfondibile di Piet Mondrian, fondatore insieme a Theo van Doesburg del Neoplasticismo.
Entrando nei dettagli l’opera, realizzata tra il 1938 e il 1939, è considerata una delle testimonianze più rappresentative dell’ultima fase della produzione di Mondrian, nella quale si evidenzia la sua ricerca di equilibrio tra linee e colori primari su un fondo bianco.
Il restauro ha coinvolto un’équipe specializzata di conservatori, operante sotto la supervisione della direzione scientifica del museo. Tra i principali obiettivi dell’operazione vi erano la rimozione di vecchie vernici alterate e il consolidamento dello strato pittorico, che presentava diversi fenomeni di sollevamento e anche delle piccole lacune.
Questo intervento si inserisce in un più ampio piano di conservazione e studio sulle tecniche adottate da Piet Mondrian nelle opere degli anni Trenta. E’ bene notare che l’impiego di tecniche non invasive, come la riflettografia (una tecnica di analisi ottica che utilizza la radiazione infrarossa per visualizzare il disegno sottostante ad uno strato pittorico) e l’analisi spettroscopica, ha consentito di identificare in dettaglio i materiali utilizzati dall’artista e di approfondire le fasi realizzative, contribuendo allo sviluppo di buone pratiche per la conservazione dei dipinti moderni.
Andando a ritroso la ricerca, cominciata nel 2021, nacque dalla necessità di rivalutare le conseguenze del restauro eseguito a New York nel 1968, durante il quale il dipinto venne pulito, verniciato, rintelato, montato su un supporto “a nido d’ape” e dotato di una nuova cornice.
Lo studio, la ricerca e l’intervento di restauro sono stati condotti da Luciano Pensabene Buemi, Head of Conservation and Technical Research della Collezione Peggy Guggenheim, in collaborazione con idipartimenti di conservazione del Solomon R. Guggenheim Museum di New York, insieme a numerosi istituti di ricerca e musei internazionali e ai principali studiosi ed esperti di Mondrian.
L’intero progetto si è così sviluppato come un’indagine interdisciplinare che ha intrecciato conservazione, analisi scientifiche, ricerca archivistica e studi tecnico-artistici, trasformando l’intervento conservativo in un’occasione per approfondire la comprensione della concezione spaziale e materica dell’opera e per ricostruirne le condizioni percettive originarie.
Uno degli aspetti centrali della ricerca ha riguardato le linee nere di Mondrian, la cui complessità materica e il cui trattamento superficiale si sono rivelati elementi fondamentali nel processo di ricerca. Le analisi hanno dimostrato come l’artista creasse queste superfici attraverso numerosi strati sovrapposti di pittura e vernici, tornando ripetutamente sulle proprie composizioni nel corso del tempo per affinare le proporzioni, le superfici e soprattutto le relazioni spaziali.
La “pulitura” dell’opera ha rappresentato uno degli aspetti centrali del progetto ed è stata condotta per mezzo di sistemi gelificati sviluppati nell’ambito del progetto europeo “GREENART”, dedicato allo sviluppo di materiali sostenibili per la conservazione del patrimonio culturale. Il recupero delle condizioni originarie ha permesso di ristabilire l’equilibrio tra superfici opache e riflettenti, restituendo leggibilità alla complessa costruzione spaziale concepita dall’artista.
Inoltre, è stato fondamentale lo studio scientifico svolto nell’ambito dell’infrastruttura europea IPERION HS, in collaborazione con i laboratori CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ISPC (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale) e SCITEC (parte della piattaforma MOLAB dell’infrastruttura europea per l’Heritage Science E-RIHS).
Particolare attenzione è stata, infine, dedicata anche alla ricostruzione del sistema di incorniciatura originario concepito dall’artista. Fra le scoperte più importanti emerse durante lo studio comparativo c’è quella relativa al fatto che, dalla fine degli anni Trenta, Mondrian utilizzasse sistematicamente sottocornici arretrate e nastri telati dipinti come parte integrante della composizione, con l’intento di dissolvere la tradizionale separazione tra dipinto e cornice, e di costruire uno spazio tridimensionale continuo tra opera, parete e ambiente circostante.
Insomma, un’altra importantissima restaurazione è stata compiuta nel vasto mondo dell’arte, con l’augurio che in futuro quante più opere possibili possano essere fatte “uscire” dalle situazioni di degrado e abbandono.
