Morto David Riondino

Scomparso a 73 anni l’attore e cantautore fiorentino, protagonista di una lunga carriera tra teatro, musica e televisione.

Morto David Riondino
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29 Marzo 2026 - 15.13


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È morto oggi a Roma l’artista italiano David Riondino, a 73 anni, figura impossibile da incasellare ma impossibile da dimenticare. A dare la notizia è stata l’amica Chiara Rapaccini, artista e illustratrice, con un post che non nascondeva lo sgomento per la scomparsa di un amico e di una voce libera nel panorama culturale italiano. I funerali si terranno martedì 31 marzo alle 11 nella Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo a Roma.

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Nato a Firenze il 10 giugno 1952, Riondino iniziò la sua carriera in modo quasi inaspettato come bibliotecario alla Biblioteca Nazionale di Firenze, ma ben presto la musica, la satira e il teatro lo chiamarono altrove. Negli anni Settanta è tra i membri del Collettivo Víctor Jara e apre i concerti di Fabrizio De André e della Premiata Forneria Marconi, momenti che lo segnano artisticamente e lo impongono all’attenzione di chi amava la musica con un’anima.

Il grande pubblico lo ricorderà così: sul palco del Maurizio Costanzo Show, con le sue improvvisazioni in ottava rima e parodie dei cantautori brasiliani, trasformando l’ironia in un’arte, surreale, acuta e mai banale. È lì che milioni di spettatori scoprirono un performer capace di andare oltre il semplice sketch comico. Era un artista che sapeva far ridere pensando.

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Ha firmato con la collega Lu Colombo il pezzo Maracaibo, diventato col tempo un vero cult dell’estate italiana sulle radio italiane degli anni Ottanta. Ha portato la sua voce ovunque, dal teatro d’avanguardia, dove mescolava narrazione e canzone, alla radio, alla televisione, fino al cinema come autore, attore e regista. Nessuna delle sue strade artistiche lo bastava davvero, e tutte insieme narrano di una fame di espressione fuori dagli schemi.

Ha pubblicato libri, scritto testi teatrali e diretto spettacoli, sempre con quella capacità di guardare oltre la superficie della realtà, con ironia e uno sguardo un po’ furbo, un po’ affettuoso sulla nostra confusione collettiva. L’eredità più grande? Aver trasformato l’ironia in strumento di riflessione, e il divertimento in profondità. Una voce originale, che non si è mai arresa alla banalità. Con lui se ne va una voce imprevedibile, e una parte significativa della cultura italiana degli ultimi decenni.

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