Il mosaico con la coppia di amanti non è legato a Pompei

Un'opera trafugata da un capitano della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale è stata consegnata a luglio 2025 al Parco archeologico di Pompei. In realtà alcuni studi hanno rivelato che proviene da una villa romana nelle Marche.

Fonte: adnkronos.com
Preroll AMP

redazione Modifica articolo

6 Marzo 2026 - 16.41


ATF AMP

Il mosaico che ritrae una coppia di amanti, trafugato da un capitano della Wehrmacht durante la Seconda guerra mondiale, è stato consegnato a luglio 2025 al Parco archeologico di Pompei. Gli studi successivi del Parco e dell’Università del Sannio suggeriscono che l’opera proveniva da una villa romana nelle Marche; i ritrovamenti sono stati possibili grazie a studiosi e professionisti dell’archeologica e del restauro, dotati di enormi capacità sia nella riscoperta della verità sia del periodo storico di riferimento.

Top Right AMP

Un capitano donò l’opera a un suo amico, cittadino tedesco, che lo portò in Germania dopo esserne venuto in possesso in qualità di addetto ai rifornimenti militari in Italia durante la Seconda guerra mondiale; gli eredi, poi, hanno deciso di consegnarlo allo Stato italiano. Il Ministero della Cultura, vista l’assenza di dati sulla provenienza dell’opera, decise quindi di assegnarlo al Parco archeologico di Pompei che vanta mosaici simili nello stile artistico che questo presentava.

E’ stato il Parco poi a rivelare che il mosaico non è legato a Pompei: gli studi in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell’Università del Sannio svelano che è una produzione del Lazio, commercializzata anche con altre regioni. Con la presentazione del 2025, l’archeologa Giulia D’Angelo, co-autrice del contributo oggi pubblicato sull’E-journal di Pompei, ha dimostrato che l’opera ha origine nella villa romana di Rocca di Morro, frazione del Comune di Folignano nelle Marche, già verificato alla fine del ‘700.

Dynamic 1 AMP

Alessandro Giuli, ministro della Cultura, ha infatti dichiarato: “La ricostruzione della vicenda di questo mosaico dimostra come la tutela del patrimonio culturale non si esaurisca nel recupero materiale dell’opera, ma prosegue con lo studio rigoroso, la verifica scientifica e la restituzione della verità storica. Il lavoro congiunto del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri, dei funzionari del Ministero della Cultura, del Parco archeologico di Pompei e delle Università coinvolte ha consentito di ricollocare correttamente il mosaico nel suo contesto originario, una villa romana nelle Marche. Ogni bene trafugato e riportato in Italia rappresenta un frammento della nostra identità che torna alla collettività”.

Il sindaco di Folignano, Matteo Terrani, ha sostenuto: “Questa vicenda restituisce a Folignano un frammento prezioso della propria memoria e rafforza il legame profondo tra la nostra comunità e la sua storia più antica. Il fatto che l’opera provenga da una villa romana di Rocca di Morro dà nuovo valore a un luogo simbolico che è parte fondamentale della nostra identità. Come amministrazione stiamo lavorando, insieme ad appassionati e volontari, per promuovere iniziative di valorizzazione del sito. Nelle prossime settimane ci recheremo a Pompei per poter visionare il mosaico e incontrare il direttore del Parco archeologico Gabriel Zuchtriegel, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità, con l’obiettivo di avviare un dialogo costruttivo e nuove prospettive di collaborazione”.

Giulio Gabrielli (1832-1910), archeologo e pittore ascolano, riproduce in un taccuino manoscritto (ca.1868) –oggi alla Biblioteca comunale di Ascoli Piceno– il ricordo del manufatto. Accanto allo schizzo, reinterpreta anche al scena ritratta dove l’uomo “che offre colla d[estra] una borsa di danaro… ad una bella donna che mezza ignuda gli sta davanti”. Propone anche un nuovo titolo, Il congedo di un’etera, suggerendo che il reperto “venisse trovato in un podere della famiglia Malaspina a Rocca di Morro”.

Dynamic 1 AMP

Prosegue poi il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti: “Nelle more di valutare, insieme alla comunità e agli enti locali del territorio di provenienza future iniziative di valorizzazione (per esempio tramite una mostra), i risultati delle ricerche sono presentati nell’e-journal degli scavi di Pompei pubblicato oggi con la soddisfazione che grazie al lavoro interdisciplinare di Carabinieri, funzionari del Ministero della Cultura, archeologi e archeologhe nonché ricercatori e ricercatrici specializzati nell’archeometria, si è riusciti a ricostruire una vicenda travagliata con un lieto fine”.

Infine il direttore del Parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel ha sostenuto: “Grande lavoro di squadra, ricostruire la storia è team work e questo è un esempio di come la dedizione, la professionalità e la passione portano a scoperte inattese non solo a Pompei, ma anche in siti meno noti ma non meno importanti per comprendere e valorizzare il patrimonio classico in tutta la penisola. Grazie alle ultime ricerche emerge una produzione specializzata laziale che esporta mosaici preziosi, realizzati presumibilmente in notevoli quantità, in territori come le Marche, Campania e Puglia; una scoperta di grande interesse non solo per la storia dell’arte romana, ma anche per la storia economica del mondo romano”.

FloorAD AMP
Exit mobile version