Bambole di Pezza, a Sanremo erano 25 anni che non tornava a suonare una band tutta al femminile

Indipendenza e sorellanza nella ballad “Resta con Me”

Bambole di Pezza, a Sanremo erano 25 anni che non tornava a suonare una band tutta al femminile
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16 Febbraio 2026 - 19.52


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Bambole di Pezza – Martina “Cleo” Ungarelli alla voce, “Morgana Blue” alla chitarra solista, Daniela “Dani” Piccirillo alla chitarra ritmica, Caterina Alessandra “Kaj” Dolci al basso e Federica “Xina” Rossi alla batteria – sono una band indie milanese, con 4 album già pubblicati e seguita su Spotify da poco più di 56.000 persone. Formatesi suonando live in tutta Italia, la cosa si fa interessante quando scopri che hanno suonato come supporter di band gigantesche come Motley Crue, Def Leppard e Sex Pistols.

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La loro musica, al di là dell’immagine esteriore da band punk rock fatta di capelli colorati, anfibi e calze strappate, da sempre parla di femminismo, lotta a favore dell’uguaglianza di genere, sorellanza, autodeterminazione e indipendenza economica contro violenza di genere e sessismo. Cinzia Conti di Ansa le ha intervistate in occasione della recente visita al Quirinale degli artisti del prossimo Festival.

Dalle Lollipop di 25 anni fa, Bambole di Pezza sono orgogliose di essere la prima band femminile a Sanremo dopo tanto tempo, in realtà “l’unica band quest’anno a Sanremo, cosa un po’ preoccupante perché il mondo delle band e anche quello del rock sono un po’ in crisi a quanto pare, ma siamo contente di essere qui a combattere per questo concetto sia di rock che di band”.

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In merito alla canzone che presenteranno, “Resta con Me”, che è una ballad scritta con Nesli, spiegano: “La verità è che Nesli è riuscito a cogliere la nostra identità aiutandoci a costruirla insieme in questo pezzo, è stato così bravo a cogliere alcune nostre sfumature che si è tutto creato naturalmente. Ci definiscono punk, quasi estreme, ma è la nostra natura di donne indipendenti, emancipate, che hanno il coraggio di dire no, di essere forti e determinate, quello che ci rende libere e ribelli a un sistema”.

“Portiamo questo brano all’Ariston perché parla soprattutto di sorellanza, cioè di restare assieme nei momenti difficili. Era giusto dare un senso di unione e anche di come l’unione in realtà può aiutare a superare difficoltà in momenti difficili e anche un po’ folli, come questo che stiamo vivendo. Ce ne siamo rese conto nel nostro percorso artistico, dato che non è sempre facile lavorare in gruppo. È un messaggio anche politico, perché è un po’ un richiamo al valore dell’umanità, al fatto di non essere ‘isole’, esseri umani da soli come invece sempre più spesso la società ci sta abituando, e anche di non disumanizzare gli altri in momenti che già sono a volte disumani, come alcune situazioni che stiamo vivendo”.

“Speriamo anche di essere d’esempio per altre persone che stanno facendo un progetto e magari stanno affrontando un momento di difficoltà”, aggiungono. Su questo, la cantante del gruppo ricorda che “Quando ero piccola non avevo mai visto una donna suonare uno strumento, poi all’Ariston vidi L’Aura al pianoforte e pensai “Posso farlo anch’io”. Speriamo che tante ragazzine dicano “Allora posso farlo anche io”.

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Il loro spirito rock si esprimerà nella serata cover, quando la band porterà sul palco una versione della sigla del cartoon “Occhi di gatto” sollecitata proprio da Cristina D’Avena.

Sulla polemica che ha coinvolto il comico Andrea Pucci, nell’intervista il gruppo fa un distinguo: “La contestazione deve rimanere un diritto sacrosanto e non va confusa con la censura. La censura arriva dall’alto, dal potere. La contestazione arriva dal basso, dal popolo, che ha il diritto di dire quando qualcosa non gli piace”.  E sugli Epstein file: “Ciò che vi compare va oltre ogni nostra immaginazione, superando ogni film horror che possa venirci in mente. C’è ancora tanto lavoro da fare per dare alla figura femminile il rispetto che merita. Restiamo unite”.

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